Traccia corrente

SELEZIONI MUSICALI

RCA - Radio città aperta

SELEZIONI MUSICALI

La guerra in Iran costerà 15 miliardi alle tasche degli italiani, dice la CGIA

La guerra in Iran costerà 15 miliardi alle tasche degli italiani, dice la CGIA

L’Ufficio studi della CGIA di Mestre lancia l’allarme per il 2026: rincari pesantissimi su elettricità e gas. Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna le regioni più colpite. Per la CNA sono a rischio 300mila piccole imprese.

di Giacomo Simoncelli

L’instabilità geopolitica in Medio Oriente e il conflitto che coinvolge l’Iran tornano a scuotere i mercati energetici, proiettando un’ombra pesante sul 2026 di famiglie e imprese italiane. Secondo le ultime stime dell’Ufficio studi della CGIA di Mestre, se i consumi dovessero mantenersi in linea con quelli dell’anno precedente, il sistema paese dovrà affrontare rincari per 15,2 miliardi di euro: una stangata suddivisa tra i 10,2 miliardi dell’energia elettrica e i 5 miliardi del gas.

I numeri della crisi: balzo dei prezzi e impatto sociale

A un solo mese dall’acuirsi delle tensioni, i mercati hanno reagito con nervosismo. Il prezzo del gas è schizzato verso l’alto di 26 euro per MWh (+81%), mentre l’elettricità ha fatto segnare un aumento di 41 euro per MWh (+38%). Sebbene si resti lontani dai picchi drammatici del 2022 (quando il gas toccò i 123,5 euro), le quotazioni attuali – rispettivamente 58 e 148 euro per MWh – iniziano a erodere i margini di profitto e il potere d’acquisto.

Il peso maggiore ricadrà sul sistema produttivo. Le imprese avranno costi aggiuntivi per 9,8 miliardi di euro, mentre le famiglie avranno un aggravio intorno ai 5,4 miliardi di euro. La geografia dei rincari ricalca quella della produzione industriale e della densità abitativa, con Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna come regioni più colpite.

Secondo Davide Tabarelli di Nomisma Energia, la “famiglia tipo” potrebbe trovarsi a pagare circa 600 euro in più all’anno. Solo per il gas, l’adeguamento delle tariffe riflette già un rialzo del 19%, traducendosi in una spesa extra di 285 euro su base annua per chi consuma mediamente 1.400 metri cubi.

L’allarme delle associazioni

La CNA (Confederazione Nazionale dell’Artigianato) alza il tiro, avvertendo che per 300mila piccole imprese i costi energetici rischiano di finire fuori controllo. Se la crisi nel Golfo dovesse protrarsi fino a dicembre, la stangata per il comparto produttivo potrebbe addirittura toccare i 30 miliardi di euro.

Per la CGIA serve un intervento immediato della UE. L’associazione chiede la sospensione temporanea delle regole fiscali del Patto di Stabilità e il definitivo disaccoppiamento tra il prezzo del gas e quello dell’elettricità. Un’ulteriore dimostrazione di come la gabbia dei trattati di Bruxelles rappresenti un limite per politiche più popolari, e di come ad oggi, strutturalmente, sia stata allentata solo in funzione degli interessi del complesso militare-industriale.

Anche il governo Meloni è sotto pressione, in un momento delicato del suo mandato, dopo la sconfitta al referendum e gli smottamenti dovuti a varie dimissioni. I miliardi stanziati col decreto bollette si presentano come assolutamente insufficienti rispetto ai dati riportati. Senza un rafforzamento delle risorse, il rischio concreto è che lo shock energetico si trasformi in una crisi sociale ed economica di vasta portata.

Pubblicato il: 28/03/2026 da Giacomo Simoncelli