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Il socialismo cubano strangolato dagli USA. Il “Nuestra América Convoy” punta a rompere l’assedio

Il socialismo cubano strangolato dagli USA. Il “Nuestra América Convoy” punta a rompere l’assedio

Dall’ordine esecutivo di Trump alla ‘Opción Cero’: l’isola affronta la crisi più dura dal Periodo Speciale. Mentre gli USA militarizzano i Caraibi, parte la mobilitazione internazionale del Nuestra América Convoy.

di Giacomo Simoncelli

Il 2026 si apre per Cuba sotto il segno dell’assedio imperialista yankee. Lo scorso 29 gennaio, il Presidente statunitense Donald Trump ha firmato un Ordine Esecutivo che dichiara Cuba una “una minaccia inusuale e straordinaria alla sicurezza nazionale e alla politica estera”, stringendo il paese socialista nella morsa di un blocco economico che ha l’obiettivo dichiarato di provocare una crisi umanitaria.

Il ritorno della ‘Politica delle Cannoniere’

È da agosto che gli Stati Uniti hanno progressivamente militarizzato il Mar dei Caraibi, bombardando piccole imbarcazioni dichiarandole (senza prove) mezzi del narcotraffico internazionale. Ha poi dato avvio a una politica di sequestro di petroliere legate al Venezuela bolivariano, e infine ne ha persino sequestrato il presidente, Nicolás Maduro. Il banditismo e terrorismo perpetrato contro Caracas ha avuto importanti ripercussioni anche su L’Avana. I circa 40.000 barili di greggio che veniva mandati dal Venezuela all’isola sono venuti meno.

A questo strozzamento militare, Trump ha aggiunto poi la minaccia di dazi punitivi contro i paesi che continuano a inviare petrolio a Cuba, con particolare riferimento al Messico di Claudia Sheinbaum. La presidente messicana si sta ad ogni modo adoperando per inviare aiuti umanitari al paese caraibico, aggirando per quanto possibile le imposizioni di Washington.

L’isola al buio: verso la ‘Opción Cero’

La situazione interna a Cuba è difficile come poche volte nella sua storia. Il governo ha varato un piano di emergenza che prevede il razionamento totale dei carburanti, la riduzione della settimana lavorativa e scolastica, il rinvio degli interventi chirurgici non urgenti e il blocco quasi totale dei trasporti pubblici. È ‘Opción Cero’, un estremo tentativo di evitare il collasso del paese, con gravissimi danni alla vita civile. Non a caso, esperti ONU hanno sottolineato come l’iniziativa statunitense si presenti come una punizione collettiva, contraria al diritto internazionale.

Quella che stanno facendo gli States è “una guerra di quarta generazione”, ha dichiarato Díaz-Canel in una conferenza stampa fiume di due ore. Il presidente cubano ha detto anche che l’obiettivo è quello di “imporre la visione del mondo della più grande potenza imperialista rendendola egemone su tutti”, ma che c’è anche uno scopo, diciamo così, ‘culturale’: “per affermare quell’ideologia è necessario distruggere il legame tra popoli e le proprie radici, rendendo ai loro occhi la propria cultura e la propria storia obsoleta, qualcosa di cui vergognarsi, da rinnegare”.

La geopolitica del conflitto: USA contro BRICS

L’attacco a Cuba non è un evento isolato, ma si inserisce in una sfida globale al multilateralismo. Washington accusa L’Avana di ospitare basi di intelligence russe e di collaborare con attori ostili come Cina e Iran. Nel mirino degli USA c’è l’intero blocco dei BRICS, di cui Cuba e Venezuela sono partner strategici.

La risposta dal basso: Nuestra América Convoy

Si muove anche la solidarietà internazionale. Ispirandosi alle missioni per rompere l’assedio di Gaza, è stata lanciata la “Nuestra América Flotilla”, poi diventata “Convoy” (per mare, cielo e terra), data l’ampia risposta internazionale a questa iniziativa. Il 21 marzo dovrebbe arrivare a L’Avana, portando con sé medicinali e altri aiuti. Ma l’obiettivo della missione è politico, come messo in chiaro sul sito dello stesso Convoy: rompere l’assedio statunitense e difendere l’autodeterminazione del popolo cubano, che da decenni e decenni resistere all’imperialismo di Washington.

A rimarcare il tema è stata Greta Thunberg, che ha dichiarato il proprio sostegno alla missione: “gli Stati Uniti stanno compiendo in questo momento un atto brutale di punizione collettiva contro il popolo cubano”, ha detto l’attivista svedese. Ha poi aggiunto: “sostengo questo convoglio a Cuba […] perché la solidarietà internazionale è l’unica forza abbastanza potente da poter affrontare figure imperiali come Trump e Netanyahu”. La continuità delle politiche ‘imperiali’ individuata tra il Vicino Oriente e il Mar dei Caraibi è il nemico contro cui si dirigerà il Convoy, organizzata e sostenuta anche da altre figure quali Thiago Ávila, Jeremy Corbyn, Rashida Tlaib, Megan Romer e Ashik Siddique (co-presidente del Democratic Socialists of America) e Ada Colau.

Perché Cuba riguarda tutti?

La partita che si gioca nelle acque del Caribe non riguarda solo la sopravvivenza del socialismo cubano. È il test definitivo per la sovranità dei popoli del Sud Globale. Se l’assedio dovesse riuscire, il messaggio di Washington sarebbe chiaro: nessuna alternativa al modello suprematista WASP (White Anglo-Saxon Protestant) sarà tollerata. La resistenza dell’isola, oggi più che mai, appare come l’ultimo baluardo contro un ritorno globale a politiche di dominio coloniale, sperimentate col Board of Peace in Palestina.

Pubblicato il: 22/02/2026 da Giacomo Simoncelli