Allarme ONU sul Regno Unito: “grave rischio per la vita dei detenuti di Palestine Action in sciopero della fame”
Esperti delle Nazioni Unite denunciano possibili violazioni dei diritti umani e l’uso di leggi antiterrorismo per reprimere il dissenso politico. Sotto accusa il trattamento di otto detenuti di Palestine Action, in sciopero della fame per protesta e alcuni dei quali in condizioni critiche.
di Giacomo Simoncelli
Una crisi umanitaria, legale e politica sta scuotendo il sistema carcerario britannico. Un gruppo formato da cinque Relatori speciali delle Nazioni Unite e un esperto indipendente ha espresso profonda preoccupazione per la sorte di otto attivisti legati al gruppo Palestine Action, attualmente in sciopero della fame nelle carceri del Regno Unito. Gli esperti avvertono che il trattamento riservato ai detenuti solleva seri dubbi sulla conformità del paese alle leggi internazionali sui diritti umani.
Gli attivisti sono in attesa di processo per reati contestati prima che Palestine Action venisse messa al bando ai sensi della legislazione antiterrorismo. Lo sciopero della fame, iniziato il 2 novembre, è stato descritto dagli esperti ONU come “una misura di ultima istanza” adottata da chi ritiene esauriti i canali per perorare la propria causa e proteggere il proprio diritto alla protesta.
Accuse di negligenza medica e trattamenti degradanti
Il rapporto degli esperti ONU evidenzia episodi allarmanti. In un comunicato stampa dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani vengono indicati: “ritardi segnalati nell’accesso alle cure mediche, l’uso eccessivo di misure di contenzione durante il ricovero ospedaliero, la negazione del contatto con i familiari e con l’assistenza legale e la mancanza di una supervisione medica indipendente e coerente, in particolare per i detenuti con gravi problemi di salute preesistenti”.
“Lo Stato ha il dovere di cura verso chi porta avanti uno sciopero della fame, un dovere che aumenta, non diminuisce, in queste circostanze”, hanno dichiarato gli esperti. “Le morti prevenibili in custodia non sono mai accettabili”.
Rischi clinici irreversibili
Con l’ingresso nel secondo mese di sciopero, i medici avvertono che i detenuti rischiano complicanze fatali, tra collasso sistemico degli organi, aritmie cardiache, danni neurologici irreversibili, e la mancanza di un monitoraggio medico indipendente e costante.
Gli esperti delle Nazioni Unite hanno esortato il Regno Unito a garantire cure mediche appropriate, rispettando l’etica medica e l’autonomia individuale, e ad avviare un dialogo significativo per affrontare le violazioni dei diritti alla base della protesta, sia quelli dei detenuti sia quelli riguardanti l’espressione del dissenso.
Il nodo politico: la legge antiterrorismo
Al centro della controversia c’è l’applicazione del Terrorism Act del 2000 ad atti di protesta politica. Gli esperti ONU hanno espresso preoccupazione per l’estensione della definizione di terrorismo nel Regno Unito, utilizzata per criminalizzare il dissenso legato alla causa palestinese, senza che si riscontrino i termini per i quali, secondo gli standard internazionali, si possa davvero parlare di terrorismo.
Le famiglie dei detenuti hanno inviato, poco prima di Natale, una lettera al Segretario alla Giustizia, David Lammy, chiedendo un incontro urgente. Finora, il Ministero della Giustizia si è mostrato cauto: il timore del governo è che un’apertura possa creare un precedente pericoloso, data l’enorme mole di detenuti in attesa di giudizio a causa dell’arretrato nei tribunali britannici, ma anche e soprattutto per il riconoscimento politico delle ragioni di Palestine Action, dichiarata organizzazione terroristica.
Pubblicato il: 30/12/2025 da Giacomo Simoncelli