Un secondo dopo l’altro – Gabriele Ziantoni

Avete presente uno di quei bambini che, nei primi anni 80, veniva sbattuto davanti alla TV, senza filtro, lasciato a cibarsi di tutto quello che passava il tubo catodico e, soprattutto, all’oscuro di quel mondo alternativo che, al contrario, i libri avrebbero potuto offrirgli?

Ce l’avete presente? Sì? Bene; tenetelo lì da una parte, ne avremo bisogno più tardi.

“Un secondo dopo l’altro” è il primo romanzo di Gabriele Ziantoni.

Giornalista, speaker radiofonico e radiocronista delle altalenanti performances della A.S. Roma, per Tele Radio Stereo.

Ma Gabriele è anche uno di quei bambini che crescono con il piacere di mettere su carta storie e racconti. Questo fino a quando non decide che è arrivato il momento di regalare a chi ama leggere un romanzo intero.

Lo fa proprio con “Un secondo dopo l’altro”; un noir, sì, ma non solo.

Quello è il pretesto, la chiave.

“Un secondo dopo l’altro” è un vero è proprio ritratto della moderna società, della social age; quel periodo temporale che, ormai in maniera del tutto strafottente, ha sbattutto in faccia ai millennials e a quelli della generazione prima che tutto ciò in cui credevano e tutti i sogni che avevano fatto vanno bene per la pattumiera dell’umido.

Ironia della morte, più che della sorte.

Piattaforme multimediali che ci uniscono, in modo che si stia tutti insieme quando ci raccontano il nostro fallimento.

Chissà? Forse perché, se qualcuno non lo dovesse capire bene, subito, trova pronto il suo vicino a ribadirgli il concetto.

Roberto Fortini e sua figlia, appena nata, Giulia sono i protagonisti del romanzo.

Un trentenne, assistente universitario precario, nei fatti e nell’animo, stanco di non essere mai quello che passa alla cassa a ritirare quanto la vita gli deve e sua figlia che, suo malgrado, sarà specchio e confessionale delle avventure del padre.

Una studentessa, allieva di Roberto, Laura, che stalkera Roberto fino a rendergli la vita un vero inferno, non come quello che viveva ( o meglio credeva di vivere) con Ilaria, sua moglie.

Più tutta una serie di altri personaggi, ottimamente descritti e sviluppati, a corollario perfetto di una trama avvincente.

Non aggiungo altro… Ho paura di spoilerare!

“Un secondo dopo l’altro” è la storia che possiamo vestire tutti come quell’abito di sartoria che, ancora prima di essere entrati in negozio, ha già le imbastiture e gli orli ben cuciti sulla nostra persona, a prescindere da quale sia la taglia che vestiamo.

E’ un thriller avvincente e pieno di colpi di scena; è un vero e proprio Vaffanculo a chi ci ha fatto credere che avremmo fatto quello per cui abbiamo studiato e che, invece, ci sta obbligando a reinventarci diversi da come siamo.

E’ la speranza di non capire se stiamo vivendo i nostri giorni da vincenti o da perdenti, perché lo stesso Roberto, durante la narrazione e poi alla fine, ti lascia quel dubbio.

E’ un libro che ti mette di fronte alle tue paure, tipo:”Mamma cosa c’è da mangiare?”, “Broccoli, Amore”, “Nooooo, che schifo la verdura!”.

E’ una Gibson B.B. King Lucille, diretta in un Fender Bassman; senza pedaliera, senza effetti; niente delay, niente distorsore. Al massimo, un po’ della saturazione delle valvole. Perché il sound che esce dalle pagine è puro blues del delta. Cuore, sangue e carne. Pentatonico e quinta bemolle. Non aspettatevi lo shredding di Steve Vai, perché la vita che il libro descrive, quella vera, non è così.

Vi ricordate quel bambino di inizio recensione?

Quel bambino sono io: poco avvezzo alla lettura, ma che grazie alla maestria dell’ottimo Ziantoni, ho divorato “Un secondo dopo l’altro” in 5 ore (compresi 45 minuti di pausa pranzo).

Sono quel bambino che Gabriele ha staccato dal tubo catodico e che, alla fine, ha convinto a mangiare, per cena, gli odiati broccoli della mamma.

Buon appetito!

 

Emanuele Dr.House

Radio Città Aperta