Addio a Luciano De Crescenzo, l’ingegnere che adorava Socrate e la filosofia greca

di Skatèna 

Poche ore fa si è spento Luciano De Crescenzo. Lo scrittore avrebbe compiuto 91 anni il prossimo 18 agosto

Nato nel 1928 nel quartiere San Ferdinando a Napoli, nella zona di Santa Lucia, De Crescenzo frequentò le elementari assieme a Carlo Pedersoli, meglio conosciuto come Bud Spencer. Simpatico, ottimista e solare, e proprio per questo divenuto personaggio popolare e molto amato, nella sua vita ha coltivato due grandi passioni: l’ingegneria elettronica e la scrittura. Dopo la laurea, infatti, fece carriera fino a diventare dirigente alla Ibm: un lavoro sicuro che però lasciò verso la metà degli anni ’70 per dedicarsi al mestiere dello scrittore.

E da scrittore, il suo debutto per il grande pubblico avvenne nel 1977 con Così parlò Bellavista, romanzo pubblicato da Mondadori destinato a diventare un bestseller e da cui sarà tratto anche il film omonimo del 1984, da lui stesso diretto. 

Pubblicò poi opere divulgative quali i due volumi de La storia della filosofia greca (1983 e 1986), prima e dopo Socrate. De Crescenzo scrisse in tutto una quarantina di opere; è stato tradotto in più di 20 lingue ed ha venduto oltre 14 milioni di copie nel mondo. Tra i suoi titoli più noti: Oi dialogoi (1985), Fosse ’a Madonna! (2012), Garibaldi era comunista (2013) e Stammi felice (2015).

Oltre che ingegnere, scrittore, regista e sceneggiatore, De Crescenzo è stato anche un discreto attore: memorabile nei panni di se stesso nel bellissimo film surreale di Renzo Arbore del 1983 FF.SS. – Cioè: «…che mi hai portato a fare sopra a Posillipo se non mi vuoi più bene?», che su youtube si trova in versione integrale:

https://youtu.be/yX0Wyy6bZD0

Ma egli è stato soprattutto un grande amante ed estimatore della filosofia greca, in particolare di Socrate, da lui stesso considerato “il suo doppio”. 

Infatti, nel suo libro edito da Mondadori So­crate e compagnia bella, De Crescenzo scrive delle lettere al nipote quattordicenne Michelangelo e gli dice: “C’è chi si innamora di Sophia Loren, chi di Marx, e chi per tutta la vita porta fiori sulla tomba di Rodolfo Valentino. Caro Michelangelo, io ho capito che l’amore della mia vita è stato Socra­te. E spero che lo sia anche della tua, anzi te lo auguro“. Ed è con questo suo consiglio rivolto a tutti i giovani che oggi lo voglio ricordare.