L’Agnese va a morire
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Emilia Romagna, 1944; Agnese, contadina analfabeta (una straordinaria Ingrid Thulin), dopo la morte del marito partigiano avvenuta a seguito della deportazione in Germania, decide di entrare nella Resistenza, diventando una staffetta partigiana. Dopo molte prove di abnegazione e di eroismo, conquista la piena fiducia del comandante partigiano (Stefano Satta Flores), ma trova una tragica morte ad un posto di blocco tedesco. Un film corale, che descrive accuratamente la vita e l’attività di un gruppo di partigiani nelle Valli di Comacchio, gli scontri a fuoco, il difficile rapporto con gli alleati e con la popolazione locale, spesso diffidente, ma ha soprattutto il grande merito di mettere al centro la figura di una donna, per la prima e sinora ultima volta. Pur non esente da difetti narrativi e da qualche lungaggine, che ne riduce il respiro epico, l’opera di Montaldo è significativa e storicamente importante, nella descrizione di un periodo della Resistenza, ottimamente sottolineata dalle musiche di Ennio Morricone. Tratto dal romanzo di Renata Viganò (1949) che fu staffetta partigiana.
Pubblicato il: 26/06/2026
Visti in prima visione, la rubrica curata dal nostro esperto cinefilo Marcello Gerardi, si occupa de L’Agnese va a morire di Giuliano Montaldo.





Emilia Romagna, 1944; Agnese, contadina analfabeta (una straordinaria Ingrid Thulin), dopo la morte del marito partigiano avvenuta a seguito della deportazione in Germania, decide di entrare nella Resistenza, diventando una staffetta partigiana. Dopo molte prove di abnegazione e di eroismo, conquista la piena fiducia del comandante partigiano (Stefano Satta Flores), ma trova una tragica morte ad un posto di blocco tedesco. Un film corale, che descrive accuratamente la vita e l’attività di un gruppo di partigiani nelle Valli di Comacchio, gli scontri a fuoco, il difficile rapporto con gli alleati e con la popolazione locale, spesso diffidente, ma ha soprattutto il grande merito di mettere al centro la figura di una donna, per la prima e sinora ultima volta. Pur non esente da difetti narrativi e da qualche lungaggine, che ne riduce il respiro epico, l’opera di Montaldo è significativa e storicamente importante, nella descrizione di un periodo della Resistenza, ottimamente sottolineata dalle musiche di Ennio Morricone. Tratto dal romanzo di Renata Viganò (1949) che fu staffetta partigiana.

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