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System of a Down, arriva in Italia l’autobiografia di Serj Tankian

System of a Down, arriva in Italia l’autobiografia di Serj Tankian

“Down with the System – Un’autobiografia (o quasi)” di Serj Tankian arriva per la prima volta in Italia. Pubblicato da Il Castello nella collana Chinaski, il libro sarà disponibile in libreria dal 17 giugno.
Una delle voci più riconoscibili e influenti del rock mondiale apre le porte della propria vita in un memoir intenso, sincero e profondamente umano. Conosciuto in tutto il mondo come frontman dei System of a Down, Tankian afferma: «Sono stato un attivista molto prima di diventare un artista».
Più che una semplice autobiografia, il libro è un viaggio attraverso esperienze personali, battaglie civili, successi artistici e riflessioni sul ruolo dell’individuo nella società. Tankian ripercorre le origini della sua famiglia armena e la crescita negli Stati Uniti, raccontando come identità culturale, memoria storica e senso di giustizia abbiano contribuito a plasmare la sua visione del mondo.
Con uno stile diretto e coinvolgente, Down with the System accompagna il lettore dietro le quinte della propria carriera, offrendo uno sguardo privilegiato sulla nascita e sull’evoluzione dei System of a Down. «Il giorno in cui raggiungemmo il primo posto con il secondo album, Toxicity, era l’11 settembre 2001», ricorda.
Tra gli episodi formativi, racconta il suo primo concerto nel 1984, quando la fidanzata lo portò a vedere gli Iron Maiden: «Non diventai mai un fan sfegatato del metal come gli altri membri del gruppo», ammetterà in seguito.
Ripercorrendo gli anni dell’esplosione del nu metal, Tankian scrive: «Ci fu l’esplosione di band come Korn, Limp Bizkit, Incubus, Slipknot, Linkin Park, A Perfect Circle e Papa Roach. Anche se non mi sentivo necessariamente in sintonia con tutti quegli artisti, i loro successi ci hanno certamente aperto la strada». E aggiunge: «Il video di Chop Suey! è stato il primo brano metal a superare il miliardo di visualizzazioni su YouTube».
Nel libro emergono momenti fondamentali della sua vita: il rapporto con la famiglia, il valore delle proprie radici, la scoperta della musica come strumento di espressione — «Fare musica, per me, era una forma di meditazione» — e la crescente consapevolezza dell’importanza dell’attivismo.
Particolare attenzione è dedicata alla causa armena e all’impegno portato avanti negli anni per sensibilizzare l’opinione pubblica internazionale sul riconoscimento del genocidio e sulla tutela dei diritti umani. «I servizi segreti turchi mi tenevano d’occhio e seguivano i miei spostamenti. Il clamore che avevo sollevato aveva attirato la loro attenzione, ma non in senso positivo».
Emblematico l’episodio del 2002, quando Tankian minacciò di lasciare la band se Sony non avesse accettato di affidare a Michael Moore la regia del videoclip di “Boom!”. Allo stesso modo, racconta: «Da emergenti, rifiutammo di aprire un concerto degli Slayer a Istanbul in segno di protesta contro la Turchia, che continua a negare il genocidio armeno. Tom Araya capì la nostra posizione e non se la prese».
Per Tankian la musica non è mai stata soltanto intrattenimento, ma uno strumento per porre domande, stimolare il pensiero critico e favorire il dialogo. «So con certezza di aver perso dei fan a causa delle mie idee politiche e del mio attivismo, probabilmente migliaia».
Tra le pagine trovano spazio anche riflessioni sul successo, sulla fama e sulle difficoltà della vita pubblica, così come sulle tensioni inevitabili di ogni percorso artistico. «“Chop Suey!” ricevette una nomination ai Grammy. Fanculo! La cosa più punk rock da fare era non andarci».
Ne emerge il ritratto di un uomo che ha cercato di rimanere fedele ai propri valori pur vivendo sotto i riflettori dell’industria musicale globale. Tra gli aneddoti più curiosi: «Fu Rick Rubin a consigliarmi Nancy de Herrera, l’insegnante di meditazione dei Beatles».
Pur affrontando temi spesso drammatici, il libro non rinuncia a momenti di leggerezza: Buckethead lo chiamava alle quattro del mattino lasciandogli in segreteria assoli di chitarra lunghi quindici minuti; Lemmy dei Motörhead viene ricordato in costume da bagno e cappello da cowboy, su una sdraio nel backstage dell’Ozzfest. Mike Patton, uno dei suoi più grandi mentori, riuscì invece a liberare un tour bus proiettando a tutto volume un film porno tedesco sugli schermi del mezzo.
«La prima volta che incontrai Tom Morello ci rivolgemmo a malapena la parola», racconta. Da quell’incontro nacque però un sodalizio umano e professionale che continua ancora oggi, tra musica e attivismo. L’ultimo saluto a Chris Cornell, invece, avvenne pochi giorni prima della sua morte, durante il compleanno di Elton John.
Tankian ripercorre anche i progetti sviluppati al di fuori della band e spiega le ragioni che lo portarono, nel 2006, ad allontanarsi dai System of a Down all’apice del successo, preferendo prendere le distanze piuttosto che affrontare tensioni interne ormai insanabili. Nonostante ciò, ha continuato a considerare gli altri membri come amici fraterni.
Parallelamente, si è dedicato alla composizione per il cinema e per l’orchestra, sperimentando nuovi linguaggi musicali nei suoi album solisti e dimostrando come la sua identità artistica vada ben oltre i confini della band. Con la sua etichetta Serjical Strike sfiorò anche l’opportunità di mettere sotto contratto i Muse e, come compositore, fu vicino a firmare la colonna sonora de “La Passione di Cristo” di Mel Gibson.
Nel 2023, durante quello che avrebbe dovuto essere l’ultimo concerto dopo la reunion del 2011, Tankian ebbe una visione: «Vedevo mio figlio Rumi insieme ai figli degli altri membri della band, che saltavano, ballavano e si scatenavano al ritmo della nostra musica. In quel momento ho realizzato che i System of a Down non sono solo una band, ma una vera famiglia».
I System of a Down saranno in concerto a Milano il prossimo 6 luglio per l’unica data italiana.

 

Pubblicato il: 15/06/2026 da Skatèna