ForNo One ha intervistato Joe Lovano | Paramount Quartet 28/05/26
In occasione dell’uscita del nuovo album Paramount Quartet abbiamo raggiunto telefonicamente Joe Lovano per una lunga chiacchierata sulla sua nuova musica, sui suoi strumenti musicali, sui suoi legami con Roma e con l’Italia (da Enrico Caruso a Enrico Rava) fino a parlare dell’eredità musicale di Miles Davis e John Coltrane nell’anno del centenario dalla nascita di entrambi. Grazie al collega Domenico Carrara per la collaborazione.
Scaletta:
Joe Lovano Paramount Quartet – Fanfare For Unity
Joe Lovano Paramount Quartet -Congregation
Ph. Sam Harfouche e Mario Coppola
Benvenuto a Radio Città Aperta, è un onore averti con noi!
Oh è sempre un piacere essere a Roma! Mi sento come se fossi a Roma con te!
Ok, grazie mille! è un ottimo modo di iniziare. Devo confessarti di essere un grande amante del cinema oltre che della musica quindi ti domando se nella decisione di chiamare il tuo attuale quartetto Paramount ci sia stata la scelta di omaggiare in qualche modo il cinema…
Beh la parte visuale e di immagini è un aspetto importante della musica, ma il nome del gruppo Paramount Quartet per me è stato un approdo a questo specifico momento, a questo alto livello espressivo nella musica e nella storia personale di questa particolare band, la concezione multigenerazionale, multiculturale di collegare le cose nel mondo musicale e per me è un apice, un picco in quanto leader, compositore, di avere l’opportunità di fare qualcosa del genere, di registrare per la ECM, con questa band è stato di grande ispirazione per me.
Hai concentrato in un’unica risposta molte delle domande che volevo farti, avevo intenzione di chiederti qualcosa riguardo la speciale alchimia con questi musicisti che tu hai chiamato ‘the cats’ ma anche che hai affermato che in questo momento ti trovi in ascesa, a dispetto della lunga carriera nei tanti decenni di musica da te espressa: da dove proviene questa energia?
Beh, si viene ispirati dal mondo musicale attorno a noi, e aver vissuto nella ‘biblioteca dei maestri’ ti dà ispirazione: parlo di Sonny Rollins, Thelonious Monk, Max Roach, John Coltrane e Miles Davis, gente che è andata oltre il semplice suonare uno strumento, gente che era consapevole di ispirare gli altri, di raggiungere energia, guardando avanti verso il futuro, ecco tutto questo è ciò che mi ha ispirato. Poi il poter suonare con musicisti così creativi nell’arco della mia carriera da solista, arrivare ad essere un band leader, l’aver suonato per 30 anni con Paul Motian e Bill Frisell per esempio o con l’orchestra jazz di Mel Lewis, la band di Woody Herman, il mio primo tour in Europa fu con Woody Herman nel 1977, quando avevo 23/24 anni e andare in giro per il mondo e avere contatti internazionali con musicisti così importanti, tutto ciò ha alimentato le mie idee. Non vivo nel passato ma rifletto il passato proiettandolo verso il futuro e per me è una fonte continua di ispirazione. Il mio Paramount quartet con Julian Lage e le sue splendide voci alla chitarra, Santi Debriano, da Panama che ha contribuito melodicamente alla musica attraverso il suo basso, che ha suonato con Archie Shepp, Randy Weston e molti altri..con lui ci conosciamo dagli anni ottanta quando iniziammo a suonare insieme per finire col grande Will Calhoun che ha suonato con Wayne Shorter..
Me lo ricordo con i Living Color…
Sì, è stato uno dei fondatori del trio dei Living Color ma ha suonato anche con Pharoah Sanders è ha radici profonde in tanti generi musicali introducendo idee senza limitarsi al semplice suonare la batteria, quindi questa combinazione di personalità ed esperienze, assieme alla mia, ha dato origine a un quartetto dal sound particolare dandoci la possibilità di creare insieme un repertorio singolare che va oltre queste registrazioni: abbiamo previsto di suonare ad agosto al Village Vanguard dove registreremo dal vivo per la ECM, quindi stiamo già facendo progetti per il futuro
Hai parlato di rispetto e rielaborazione del passato, infatti in questo nuovo lavoro ci sono omaggi a Wayne Shorter e a Charlie Haden, erano proprio i concetti espressi in precedenza..
Quelle composizioni sono dei capolavori: per me suonare una tale bellezza come ‘First Song’ di Charlie Haden, rappresenta una delle molte maniere di esprimersi, una canzone così bella è ormai uno standard del jazz ed ebbi la fortuna di suonarla proprio con Charlie e il Quartetto West, la sua band con Alan Broadbent, Larance Marable ed Ernie Watts, avendo l’opportunità di sostituire Ernie quando era occupato da altri progetti, poi sono stato anche un membro della Liberation Music Orchestra per cinque o sei anni a partire dal 1986 , quindi i legami con Charlie sono molto profondi..
Quindi si tratta anche del riconoscimento di una profonda amicizia…
Sì, amicizia, poi è qualcuno con cui ho suonato insieme a Paul Motian e asoltato nella band di Keith Jarrett con Dewey Redman. La sensibilità di Charlie e l’approccio alla musica hanno per me un significato profondo e tra le mie ultime registrazioni col trio Tapestry c’è un brano che si intitola One For Charlie nell’album Our Daily Bread, anche questo per la ECM, brano ispirato al modo di suonare di Charlie Haden, il suo modo di fraseggiare, l’approccio melodico. Poi il pezzo di Wayne Shorter, Lady Day, dedicato a Billie Holiday, che si trova in un disco intitolato ‘The Soothsayer’, uno dei pochi dischi in cui suona con McCoy Tyner e Tony Williams alla batteria. Amando quel disco e pensando che quella canzone poi non la eseguì mai dal vivo, ho iniziato recentemente a suonarla col quartetto e l’approccio di Julian anche quando suona una ballad è sempre bello; ecco perché ho voluto introdurre quei due brani nel disco, in opposizione con i brani di mia composizione.
Una contrapposizione..
Sì la storia della band e la storia di quelle registrazioni, perché la band ha una sua storia che va oltre le registrazioni: Stiamo già pensando ai concerti futuri e a quello che faremo
E questa era un’altra domanda che mi riservavo di farti alla fine…
Hai menzionato la ECM: potresti spiegare, soprattutto a chi non è musicista qual è secondo te il ‘Tocco ECM’? Puoi raccontarci qualcosa riguardo il leggendario Manfred Eicher?
Ci sono davvero poche case discografiche che abbiamo qualcuno paragonabile a Manfred Eicher nel creare la musica: fa parte delle sessions, è presente a quasi tutte le sessions del catalogo ECM è una parte rilevante del rapporto che si ha con la musica e con lui. La mia prima esperienza fu con Paul Motian nel 1981, con la sua band e la prima registrazione fu Psalm in quintetto con Bill Frisell, Ed Schuller al basso, Billy Drewes con me ai sassofoni e nel corso degli anni a partire dal 1981 ho registrato abbastanza di frequente con Paul e Bill poi anche in trio ed era il 1984 Poi negli anni successivi ha instaurato un rapporto con Bruce Lundvall e la Blue Note Records. Quindi come leader dal ‘90/’91 ho iniziato a registrare per la Blue Note, ma nel frattempo che ero con loro ho partecipato ad alcuni dischi della ECM non come leader fino al 2019 quando avendo concluso il mio terzo contratto con la Blue Note mi sono accasato alla ECM con l’abbraccio di Manfred e ne ho poi registrati un bel po’: tre dischi trio Tapestry, poi con Enrico Rava. C’è qualcosa che avverrà nei prossimi mesi con Enrico e la sua band Fearless Five…
Ero presente a una di quelle sedute di registrazione, mesi fa all’Auditorium Parco della Musica..si è trattato di qualcosa di davvero magico…
Hai visto quindi come comunichiamo tra noi e registriamo e anche se Manfred non era presente abbiamo registrato come se lui fosse stato con noi poi lui col suo abbraccio musicale insieme a Enrico metteranno tutto nella giusta sequenza.
Ad ogni modo le registrazioni Paramount sono avvenute dal vivo in studio nel sud della Francia con Manfred e il suo approccio con la band è stato davvero bello e alcune delle takes che abbiamo realizzato vivranno a lungo oltre il presente per dare ispirazione
Hai appena menzionato Enrico Rava e alcune sedute di registrazione a Roma, inoltre nel 2019 hai dedicato un album alla mia città, Roma, qual è il tuo rapporto con la città e più in generale con l’Italia, inoltre so che tu utilizzi sassofoni della Borgani, un’azienda che ha sede a Macerata, quindi hai anche un rapporto professionale col nostro paese…
Sì, è un rapporto professionale ma è molto profondo nel mio sangue visto che tutti e quattro i miei nonni provengono dalla Sicilia ed emigrarono negli Stati Uniti tra il 1906 e il 1913, quindi sono di seconda generazione, italoamericano, siculo americano e nel mio primo tour con Woody Herman nel 1977 suonammo al Festival di Torino e quella fu la prima volta che suonai in Italia e nel corso degli anni è stato come sentirsi a casa: le sensazioni della gente, la cultura, la musica; uno dei miei dischi con la Blue Note si intitola ‘Viva Caruso’: tutto su Enrico Caruso e la sua ispirazione, la mia immaginazione di come crebbe da bambino e giovane uomo a Napoli: la musica che ascoltò da ragazzino e che lo ispirò a diventare l’Enrico Caruso che il mondo conosce. Quindi il complesso di sentimenti nel suonare anche usando i sassofoni della Borgani a partire dal 1999…
Se ricordo bene esiste un modello col tuo nome, un sassofono tenore che porta il tuo nome…

Manfred Eicher presso gli studi La Buissonne
Sì ho lavorato insieme a Orfeo Borgani, che è il nipote del fondatore della ditta che dalla fine del diciannovesimo secolo produce sassofoni, clarinetti e altri fiati e c’è un modello in argento con le meccaniche in oro che si chiama Lovano e molte delle mie pubblicazioni con la Blue Note avvennero suonando i Borgani insieme ad alcuni dei mie sax della Selmer ma il mio rapporto con Orfeo e la sua famiglia è davvero bello e profondo.
A proposito di strumenti, come sei entrato in contatto con il tarogato (strumento a fiato di origine ungherese ndr)?
Mi è capitato di sentire anni fa qualche disco di musica popolare ungherese e rumena e quando ero con Woody Herman ho notato qualche tarogato in un negozio a Berlino e altri posti dove suonammo ma non ne ho avuto uno fino al 2003, quando eravamo in tour con il Saxophone Summit con Dave Liebman e Michael Brecker, suonammo anche a Roma e in giro per l’Europa nel 2003 e ricordo che suonammo a Palermo e parecchi della mia famiglia si spostarono da Alcara Li Fusi e da Cesarò per venirmi a sentire…e arrivarono per il sound check e ricordo che Michael Brecker e gli altri incontrarono parecchi della mia famiglia in quel tour, insomma nel 2003 suonammo a Budapest e Dave Liebman aveva un amico che portò parecchi strumenti e aveva questo tarogato e qualche flauto in legno della tradizione folk e quella fu la prima notte in cui suonai un tarogato e capitò che me lo portai via..e da allora ne ho disegnato uno con la fabbrica Stowasser di Budapest e ne hanno creato uno seguendo i miei consigli su dove posizionare i tasti. Ne ho due che sono degli anni trenta, prima della guerra poi con l’arrivo della guerra la fabbrica chiuse e per parecchio tempo non produsse più strumenti quindi il tarogato nel disco Paramount è uno nuovo ma nei dischi precedenti, come quello con Marcin Wasilewki sempre per la ECM e quelli col trio Tapestry sono tarogato sono quelli vecchi fine anni trenta inizio quaranta ma quello nuovo lo hanno chiamato Lovano Model e se vai sul web e clicchi su Tarogato.hu puoi vederlo sul loro sito.
Prima hai accennato al concerto della prossima estate a New York in cui verrà registrato in disco live del Paramount quartet, ma ci saranno altre date del tour che ti vedranno protagonista nei prossimi mesi e nella seconda metà del 2026?
Sì a luglio avrò un tour a inizio mese come coleader di un quartetto con Antonio Faraò, un pianista di Milano e il gruppo prevede Ira Coleman al Basso e Jonathan Blake alla batteria in un progetto intitolato Quartet Explorations, li troverete e dovremmo fare qualche data in Italia
Magari avremo la possibilità di incontrarci…
In realtà si tratta di fine giugno dal 27 fino al 10 luglio poi alla fine del mese ritorno col Paramount Quartet per quattro concerti a partire dal 22 in Spagna ma non credo di avere altre date in Italia
Prima o poi sono sicuro che verrai col Paramount Quartet..
Se andate sul sito trovate tutte le notizie
La fine di maggio rappresenta non solo la presentazione di questo nuovo album ma anche la celebrazione del centenario dalla nascita di Miles Davis: sei stato il direttore artistico del Bergamo Jazz Festival lo scorso marzo..
Sì un festival fantastico, sono stato davvero contento di guidare un ensemble per celebrare Miles Davis e John Coltrane
Anche se immagino sia difficile, potresti in poche parole quale sia l’eredità di entrambi gli artisti arrivata ai nostri giorni nella musica e nella società?
Bè entrambi gli artisti progettarono il futuro ogni volta che suonarono e per me è un luogo di ispirazione dove provare ad essere per imparare non solo quello che suonavano ma anche come lo suonavano e come lo indirizzavano verso il pubblico e come comunicavano all’interno della band, quindi la musica è sempre stata il focus e per quanto mi riguarda cerco di trarre ispirazione da quelle cose e anche se suoni una composizione per la quale Miles o John erano famosi, sei ancora te stesso e devi suonare con un’interpretazione che riporti la tua storia e la tua vita all’interno della musica per superare l’idea tecnica di suonare la musica; non è un esercizio da suonare, è un’esperienza, se entri in un luogo particolarmente spirituale quando crei musica insieme ad altri con questo principio nella testa, Naturalmente non ho mai sentito John Coltrane suonare dal vivo perché avevo 14 anni quando morì, ma mio padre lo ha sentito molte volte in quartetto e suonò in parecchie jam sessions nei primi anni cinquanta; Coltrane venne a Cleveland col sax alto a suonare con una Blues Band e mio padre si trovò in quelle jam sessions con Coltrane proprio quando nascevo e mio padre, Tony Levano ai suoi tempi era uno dei principali tenoristi nella zona di Cleveland e il suo centenario cadde lo scorso anno 2025, quindi mio padre è cresciuto nel mondo del jazz nella stessa generazione di Miles e Coltrane; sentì suonare Charlie Parker con Miles che aveva 18, 19 anni alla fine degli anni 40 quindi i dischi di mio padre sono un riflesso di tutto ciò. Sono cresciuto con questa grande collezione di dischi di mio padre attorno a me…
In Italia diciamo che la mela cade vicino all’albero…
Sì anche noi diciamo qualcosa di simile…e per me suonare insieme a gente che aveva suonato con Miles, tipo John Scofield, Dave Holland, Jack DeJohnnette: nel corso della mia vita ho suonato con parecchie persone che hanno suonato con Miles e Coltrane, venendo in Italia per suonare con Elvin Jones, suonando a Roma nel 1986 in un posto chiamato Big Mama dove suonammo per due sere ma anche andando in tour in Italia in quell’anno facevo parte della Jazz Machine di Elvin Jones, fu fantastico, nel 1987 ma anche con McCoy Tyner ho iniziato con lui nel 1999 e col passare degli anni ho suonato parecchie volte in Italia con McCoy
Quindi ci sono parecchi punti di contatto…
Sì, suonare con persone che hanno suonato con Coltrane è stata una bella lezione riguardo il creare musica insieme così come far parte della sua eredità musicale, quindi suonare a Bergamo è stato un riflesso di tutto ciò, avendo a disposizione un incredibile ensemble per esplorare Miles e Coltrane, con Avishai Cohen alla tromba, Leo Genovese al piano dall’Argentina, Drew Grass al basso e Joey Baron alla batteria e in quintetto con Avishai abbiamo suonato estratti dal repertorio di Miles con Coltrane poi ho voluto affrontare il tema di Miles dopo Coltrane aggiungendo Jackob Bro alla chitarra e Shabaka Hutchings al flauto e agli effetti insieme a George Garzone al sax tenore passando da Miles dopo Coltrane a Coltrane dopo Miles con tre segmenti all’interno del concerto costruendo la scaletta con queste idee nella mente e penso sia risultato essere un set molto fluente, magico e creativo, molto differente e ho imparato parecchie cose nell’assemblare e nell’eseguire queste cose, farle accadere, si è trattato di una grande lezione per me nel portare avanti le cose che sto facendo
Non voglio rubarti altro tempo, grazie Joe è stato un piacere e un onore parlare con te, davvero interessante; congratulazioni per questo nuovo album per la ECM col Paramount Quartet, grazie ancora!
Grazie a te Fabrizio per aver prestato attenzione a questa musica ed averci concesso un’altra voce per far sì che un po’ di persone venisse a conoscenza di questo ricchissimo e bellissimo futuro per il jazz con la generazione che ci accompagna oggi è ispirata dalla biblioteca della musica, che continua a crescere nel tempo e sono molto fiero che questa pubblicazione di Paramount farà sicuramente parte di questa eredità.
Grazie ancora Joe, spero di vederti presto e ancora congratulazioni!
Grazie! (in italiano)

RCA: Radio Città Aperta, ma anche Resistenza Culturale Attiva!
FORNO ONE con Fabrizio Mr. ForNo One
Ogni giovedì dalle 14 alle 16 e in replica il lunedì dalle 14 alle 16
Ascolta su www.radiocittaperta.it
whatsapp: 340 1974468
Guarda la diretta video su Twitch https://www.twitch.tv/radiocittaperta
