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LA BOTTEGA DEL FORNO con FABRIZIO FORNO

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LA BOTTEGA DEL FORNO con FABRIZIO FORNO

Nuovo National Defense Strategy degli USA. Washington rinuncia a fare il gendarme del mondo?

Nuovo National Defense Strategy degli USA. Washington rinuncia a fare il gendarme del mondo?

La nuova National Defense Strategy ristabilisce le priorità militari degli Stati Uniti. La Cina rimane il pericolo fondamentale, ma il confronto avverrà sulla dominazione militare (e della proiezione economica) più che su di un ipotetico scontro diretto. E gli alleati sono chiamati a pagarsi la propria difesa, e a pagare il rafforzamento ulteriore del complesso militare-industriale stelle-e-strisce.

di Giacomo Simoncelli

Il Pentagono ha pubblicato la National Defense Strategy (NDS) 2026, un documento di 34 pagine che segna una rottura netta con la politica estera seguita negli ultimi decenni, quella da “gendarme del mondo”. Sotto la guida di Donald Trump, gli Stati Uniti non considerano più la Cina come la priorità assoluta di sicurezza, spostando il baricentro strategico verso la protezione del focolare domestico e il consolidamento dell’influenza nell’emisfero occidentale.

La fine dell’era Biden: focus sui confini

Il documento ribalta la visione dell’amministrazione precedente. Se per Joe Biden Pechino e Mosca erano le principali preoccupazioni, per la nuova NDS la sicurezza nazionale coincide innanzitutto con la sicurezza dei confini.

Il Pentagono dichiara apertamente che le forze armate saranno impiegate per la sicurezza interna, che sia contro l’immigrazione o contro il terrorismo. La militarizzazione della società è un sintomo di crisi e non di forza, come stanno dimostrando le manifestazioni di questi giorni contro l’ICE. Scompaiono i riferimenti al cambiamento climatico, mentre emerge con forza la Dottrina Monroe del XXI secolo, volta a ripristinare la preminenza statunitense sulle Americhe.

Il messaggio agli alleati: “Pagate per la vostra difesa”

Il principio cardine della nuova strategia è il burden-sharing (condivisione dell’onere). Il messaggio per la NATO e per gli alleati del Pacifico è cristallino: gli Stati Uniti non colmeranno più le lacune difensive degli altri, che dovranno invece pagarsele profumatamente, anche con beneficio del complesso militare-industriale stelle-e-strisce.

La Russia è definita una minaccia gestibile. Il Pentagono sottolinea che le economie europee sovrastano quella russa e che, pertanto, l’Europa deve assumersi la responsabilità primaria della difesa convenzionale, inclusa la gestione del conflitto in Ucraina. Nonostante la minaccia nucleare di Kim Jong Un, Washington ritiene che Seul sia capace di gestire la difesa della penisola con il sostegno critico, ma più limitato, delle forze statunitensi. Israele viene lodato come alleato modello, capace di difendersi e promuovere gli interessi condivisi con un supporto americano mirato. Il Medio Oriente dovrà trovare la propria stabilità attraverso l’integrazione regionale in percorsi come quello degli Accordi di Abramo.

Cina e Taiwan: forza, non confronto diretto

Sebbene la Cina rimanga un competitore di peso, l’approccio è mutato. La parola d’ordine è diventata però la deterrenza attraverso la forza. Gli USA puntano a mantenere una bilancia militare favorevole nel Pacifico – definito come sempre più il baricentro economico del mondo – senza però cercare lo scontro diretto o l’umiliazione di Pechino.

Nella NDS 2026 non viene mai menzionata Taiwan. Quattro anni fa, il Pentagono si impegnava esplicitamente a sostenere la difesa dell’isola, mentre oggi Washington preferisce parlare di una difesa lungo la Prima Catena di Isole (First Island Chain).

Scudo missilistico e controllo delle risorse

La strategia introduce progetti ambiziosi e controversi per blindare il Nord America. Tra di essi, il Golden Dome, ovvero la costruzione di un sistema di difesa missilistico integrale per proteggere il territorio statunitense; l’accesso militare e commerciale in località chiave come la Groenlandia e Panama; l’interventismo regionale in azioni come quelle recenti condotte in Venezuela, giustificate come necessarie per proteggere gli interessi economici e di sicurezza degli Stati Uniti.

Un nuovo ordine mondiale

Secondo alcuni analisti, come Harsh Pant dell’Observer Research Foundation, questa strategia non indica un ritiro totale degli USA, ma una loro trasformazione in un fulcro tecnologico e nucleare che delega il lavoro sporco – e i costi – ai partner regionali.

Gli Stati Uniti di Trump si prepara a un confronto prolungato e strutturale, dove la pace non è più l’assenza di conflitto, ma una gestione della forza che mette sempre e solo l’interesse stelle-e-strisce al primo posto.

Pubblicato il: 27/01/2026 da Giacomo Simoncelli