Scienza israeliana sull’orlo del baratro. L’allarme sul boicottaggio
L’ultimo rapporto dell’Accademia delle Scienze e delle Lettere dipinge un quadro drammatico: la ricerca accademica è schiacciata da un decennio di disinvestimenti pubblici e dall’isolamento internazionale senza precedenti seguito al conflitto a Gaza. Il boicottaggio accademico funziona contro i crimini israeliani.
di Giacomo Simoncelli
Non è solo una crisi di fondi, è una crisi di sistema che rischia di compromettere il futuro economico e intellettuale del Paese. È questo che si evince dal rapporto dell’Accademia delle Scienze e delle Lettere d’Israele, i cui contenuti sono stati diffusi da Haaretz il 4 gennaio. La combinazione tra i tagli strutturali del governo e il crescente boicottaggio globale sta scuotendo gli orizzonti della ricerca israeliana, da sempre coinvolta nel regime di apartheid e di pulizia etnica sionista.
Il divario con l’OCSE
Sulla ricerca Israele sembra aver innestato la retromarcia. Secondo i dati del rapporto, nel decennio 2014-2023, la spesa per la ricerca accademica in Israele è scesa di circa il 4%, in netto contrasto con la media OCSE, che ha registrato una crescita vicina al 20%.
Oggi, appena il 5,5% della spesa totale per Ricerca e Sviluppo (R&S) è destinato alle università – uno dei rapporti più bassi tra i paesi avanzati – mentre il 93% è assorbito dal settore privato. Questa asimmetria ha costretto i ricercatori, specialmente i più giovani, a dipendere quasi totalmente dai finanziamenti esteri, rendendoli vulnerabili alle reazioni rispetto all’affiliazione con istituzioni che partecipano al genocidio dei palestinesi.
L’effetto del boicottaggio
Questa vulnerabilità è diventata una crisi conclamata nel 2025. Il contraccolpo per le operazioni militari a Gaza si è tradotto in un boicottaggio accademico che il rapporto definisce sia esplicito che “latente”. I numeri sono impietosi: il tasso di successo dei ricercatori israeliani nei prestigiosi bandi dell’European Research Council (ERC) è crollato dal 30% all’8% dell’ultimo anno.
Numerose conferenze internazionali previste in Israele tra il 2024 e il 2025 sono state annullate. Varie università hanno deciso di recidere i loro legami con omologhe israeliane. Anche enti di ricerca fondamentali come il CERN sono sotto pressione, con quasi mille scienziati che chiedono la sospensione della cooperazione con Israele.
Il declino nelle classifiche globali
Il prestigio accademico di Israele sta già subendo i primi colpi. Vari atenei dello stato genocida stanno perdendo posizioni nella classifica delle 100 migliori università stilata da Nature. Il presidente dell’Accademia, David Harel, è stato categorico ha affermato che “la ricerca scientifica non è un lusso”, ma è fondamentale per far sì che il paese stia al passo con i tempi in settori centrali della competizione internazionale, come l’intelligenza artificiale.
Harel, con un doppio standard che sarebbe ridicolo se solo non nascondesse i crimini che tutti conosciamo, ha esortato il governo a intervenire con urgenza per proteggere la libertà accademica e per aumentare i finanziamenti. Oltre ai numeri, c’è anche il timore riguardo il “capitale umano”. La paura è che l’isolamento prolungato inneschi una “fuga di cervelli” irreversibile, svuotando i dipartimenti.
Il sostegno UE al genocidio: è il momento di rafforzare il boicottaggio
Dal programma europeo Horizon, Israele ha ricevuto 1,1 miliardi di euro tra il 2021 e il 2024, e la nuova cornice del programma prevista dal 2028 in poi fa cadere i limiti precedenti riguardanti il finanziamento di ricerche dual-use e militari. Già se ne erano largamente avvantaggiati gli enti di Tel Aviv, ma ora la deriva bellicista di Bruxelles punta a saldarsi ancora più saldamente col complesso militare-industriale di Israele.
L’allarme lanciato sul boicottaggio da parte dell’accademia israeliana, se va preso con le pinze perché è evidentemente pensato per attribuire nell’alveo della generica accusa di ‘antisemitismo’ ogni misura presa contro le politiche sioniste criminali, è allo stesso tempo un segnale per chi si batte al fianco dei palestinesi: è questo il momento di intensificare le azioni di boicottaggio, perché stanno davvero funzionando.
Pubblicato il: 20/01/2026 da Giacomo Simoncelli