Traccia corrente

NEX GENERATION (REPLICA) con VANESSA NEX

RCA - Radio città aperta

NEX GENERATION (REPLICA) con VANESSA NEX

ASCOLTA IL PODCAST
Gian Maria Volonté. L’immagine e la memoria

Screenshot

Visti in prima visione, la rubrica curata dal nostro esperto cinefilo Marcello Gerardi, si occupa di Todo Modo di Elio Petri.

★★★★☆

Mentre infuria una epidemia mortale, un centinaio di dirigenti del partito cattolico di governo, unitamente ad industriali, finanzieri e giornalisti, guidati da quello che chiamano “il Presidente” (Gian Maria Volonté, straordinario nel tratteggiare un grottesco e tormentato Aldo Moro) si riuniscono in un tenebroso convento albergo, il Zafer, ufficialmente per un ritiro di esercizi spirituali, ma in realtà per spartirsi accanitamente il potere tra le varie correnti. Gli esercizi vengono coordinati da un potente sacerdote gesuita, don Gaetano (Marcello Mastroianni) che li fustiga in pubblico severamente, parlando di colpe gravissime e di Inferno, ma che in privato è in combutta con alcuni di loro.
In concomitanza con gli esercizi spirituali, alcuni uomini di partito, tra cui una figura di mestatore, Voltrano (descritto mirabilmente da Ciccio Ingrassia)e il potente e misterioso “Lui” (che Michel Piccoli descrive come un simil Andreotti), nonché lo stesso don Gaetano, vengono assassinati. Le indagini, affidate all’ufficiale Scalambri (Renato Salvatori) ed al vicequestore Arras (Gelli) non portano a nulla, fino a quando, il “Presidente”, trascinato nelle catacombe sottostanti l’edificio, comprende che le sigle delle società e degli istituti presieduti a vario titolo dalle vittime compongono la frase “Todo Modo para buscar la voluntad divina”, facente parte degli esercizi spirituali di Ignazio di Loyola. Ma l’Apocalisse arriva comunque, inesorabilmente.
Un film kafkiano, claustrofobico, pervaso da un senso di morte, che si caratterizza, oltre che per la sua tragica allegoria, per una rappresentazione grottesca della battaglia politica, che allora apparve fantapolitica, ma che pochi anni dopo doveva in parte trovare una tragica conferma.
Petri estremizza il romanzo breve di Leonardo Sciascia e descrive la figura di Moro come quella del garante incolpevole, ma “ideologico” dei nuovi equilibri nazionali che si andavano delineando, la “conciliazione” (il compromesso storico, che sarà arrestato dal tragico rapimento dello statista).
Scenografie da incubo di Dante Ferretti, fotografia magistrale di Luigi Kuveiler, musica suggestivamente atonale di Ennio Morricone, che accentua la terribile atmosfera che pervade questo film “maledetto”, che sarà prontamente sequestrato, perché considerato, come Salò di Pasolini, insostenibile, e poi rivalutato molti anni dopo.
Va ricordata anche la marginale ma efficace presenza di Mariangela Melato, nella parte della moglie del “presidente”, figura repressa e tormentata, caratterizzata da un forte presagio di morte imminente.

Per meglio definire la figura del protagonista e l’interpretazione dell’attore, la rubrica ha avuto un’ospite d’eccezione, la critica e storica del cinema Valeria Mannelli, curatrice del volume Gian Maria Volonté – L’immagine e la memoria recentemente ripubblicato dal Museo del Cinema di Torino. Il focus del suo intervento è stato il raffronto tra questa interpretazione della figura di Aldo Moro e quella, successiva di quasi 10 anni da lui affrontata nella pellicola Il caso Moro di Giuseppe Ferrara.

LA BOTTEGA DEL FORNO

RCA, Radio Città Aperta – #ResistenzaCulturaleAttiva

LA BOTTEGA DEL FORNO con Fabrizio Forno
Ogni martedì e in replica il venerdì dalle 14 alle 16 

Per tutti gli speciali sul cinema: https://www.radiocittaperta.it/speciali/le-recensioni-dei-film/

▶ Ascolta su www.radiocittaperta.it

📱 Whatsapp, Telegram, SMS: 340 1974468


I podcast di La Bottega Del fornoLa Bottega Del forno

I podcast di recensioni filmrecensioni film