William Blake ed Ecate

Il visionario William Blake (Londra 1757-1827), artista poliedrico e geniale, che fu al tempo stesso poeta, pittore ed incisore, fu tacciato di pazzia dai suoi contemporanei tra cui il poeta William Wordsworth, ed ebbe fin dall’infanzia delle visioni che influenzarono il suo rapporto sia con la pittura che con la poesia e che caratterizzano la sua “profetica” e non convenzionale personalità artistica. A quattro anni ebbe la sua prima allucinazione: Dio che gli appariva alla finestra. Compiuti gli otto, le visioni diventarono ricorrenti. A dieci, Blake cominciò a scrivere poesie, dimostrando nel contempo la propria attitudine verso il disegno; frequentò una scuola artistica e si dedicò alla lettura. In particolare della Bibbia.

Sempre all’età di dieci anni fu avviato al disegno sotto la guida di Henry Pars. Quindi apprese le tecniche della calcografia da James Basire.

Sin dai suoi primi lavori e’ riconoscibile l’influenza di Michelangelo, soprattutto per le dimensioni titaniche delle sue figure. Piu’ tardi, le sue illustrazioni della Bibbia, delle opere di Dante Alighieri o delle proprie liriche furono talmente innovative da andare a rompere il tradizionale rapporto tra testo e figura creando, al contempo, un’unità simbolica di parola e immagine, unità che sarebbe stata incompresa, come spesso accade con chi e’ geniale, ai suoi tempi, e recepita solo anni dopo la sua morte.

ECATE

Nella mitologia greca, Ecate è la dea dai tre corpi, la dea dei crocevia che sovrintende agli incantesimi.

Per i Greci Ecate, figlia di Titani e nipote di Febe (antica dea della Luna), era considerata una delle divinità più misteriose e potenti del pantheon. Rappresentata rarissime volte, il suo culto era però persistente dappertutto, e la pratica del Deipnon (la celebre Cena di Ecate) nella notte di Luna nuova di ogni mese, era ovunque diffusa e rimase a lungo anche dopo l’insorgere del cristianesimo, come pratica iniziatica e “sotterranea”.

Vinci la tua paura del buio” ci dice Ecate “Accetta di scomparire, di divenire tutta nera come la Luna, solo così potrai tornare a splendere. Il rinnovamento passa innanzitutto dalla morte. Fidati di me, tocca la mia mano e lascia che ti sollevi in volo attraverso questa notte. Una volta che sarai nella profondità più oscura vedrai la Terra da lontano e ne scoprirai la vera Bellezza. Seguimi, ti insegnerò i segreti delle stelle, delle radici, delle profondità nere dell’oceano. Nell’oscurità tutto è Uno. Lì puoi trovare ogni conoscenza. Il buio è il mantello che avvolge il mondo, è la parte interiore di ciascuno di noi. Scendi insieme a me nel tuo buio, dove si estende la saggezza infinita. La luce è meravigliosa, ma è il buio che le permette di esistere. Impara ad amarlo e i segreti della Notte diverranno anche i tuoi. Le mie chiavi schiudono le porte del tuo inconscio: seguimi, sarò la tua compagna quando incontreremo gli spettri che lo abitano. Anche gli spettri meritano amore e io sono la loro signora. Te li farò conoscere e imparerai a parlare con loro. Seguimi, vola via con me, non avere paura del tuo potere. La Luna c’è sempre, anche quando scompare. Ascolta la Voce del Buio.”

Ecate è una guida dell’anima nell’aldila’, ossia una psicopompa, ed ella conosce molto bene l’aldila’, essendo signora dei confini tra civiltà e terre selvagge, tra luce e buio, tra mondo dei vivi e mondo dei morti.

La tradizione ermetica la rappresentava con una testa di cane, una di cavallo e una di serpente. E’ l’unica dea, oltre a Zeus, il cui potere si estende sui tre regni: terra, mare e cielo. Come la Luna, Ecate cambia volto e a volte scompare. I Greci la identificavano soprattutto con l’aspetto della Luna calante e nuova e con il mondo sotterraneo dei segreti e dell’aldilà. Per loro Ecate era una divinità ctonia, legata al mondo dell’oscurità, dei morti, degli spettri e della magia. Era la depositaria del sapere erboristico, dea delle pozioni magiche, dei farmaci e dei veleni (che in greco si indicano con lo stesso termine: pharmakon), ed era inoltre l’unica oltre a Zeus ad avere il potere di avverare i desideri degli uomini o di negarne la realizzazione. Una dea immensa, l’unica dei Titani a non essere stata sprofondata da Zeus nel Tartaro dopo che gli dei dell’Olimpo li sconfissero, conquistando il potere sul Mondo. Una dea oscura, che Sofocle ed Euripide presentano come signora della stregoneria e delle Keres (demonesse figlie della Notte, che i latini chiamavano Tenebrae), profondamente legata anche al tempo della vecchiaia.

Ecate dea antichissima, Dea del Tempo Circolare, della magia, delle erbe, protettrice della vita. Il suo animale sacro era il cane, infatti si diceva che il latrato dei cani annunciasse la sua presenza.

Ecate è anche la dea della vecchiaia delle donne e della menopausa, il tempo della vita in cui la donna diviene maga, padrona di tutti i suoi aspetti, libera dal ciclo riproduttivo. Ecate è la saggezza che deriva dalla conoscenza dell’oscurità, per questo divenne signora delle streghe e fu considerata un demone dal cristianesimo, senza tuttavia soccombere ma resistendo nel folklore e trasformandosi nella Befana, la vecchia che vola nel cielo di notte, portando doni ai bambini.

L’ECATE DI WILLIAM BLAKE

Nell’opera di William Blake, datata 1795 e conservata alla Tate Galery di Londra, la dea magica è rappresentata come un essere demoniaco, secondo la sua natura trivia: due visi sono nascosti allo spettatore, mentre il terzo è ritratto di profilo immerso in un mondo notturno e oscuro. La sua mano è appoggiata su un libro aperto, mentre accanto e dietro di lei sono visibili figure inquietanti, creature simboliche come il gufo e il serpente.

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William Blake, La Triplice Ecate (The Night of Enitharmon’s Joy)

I colori densi e scuri del cielo e delle rocce suggeriscono che questa è stata la prima delle tre stampe conosciute di Blake. Egli ha usato la penna e l’inchiostro per dare forti contorni alle figure e per disegnare le ciocche dei capelli di Ecate, il pipistrello, la criniera e la pelliccia ruvida dell’asino. Alle figure sono state date forma e rotondità da sbiadimenti di colore intenso ma trasparente.

Si tratta di una monotipia  realizzata con una tecnica ideata dallo stesso artista che, a differenza delle altre sue opere, non era destinata ad illustrare un testo (si pensi alle numerosissime illustrazioni della Divina Commedia di Dante). Insieme ad altre due cromotipie realizzate nello stesso anno (1795), faceva parte di una trilogia dedicata alla superstizione.

Blake e’ riuscito a fondere in quest’opera, come del resto in molte altre, gli elementi classicisti con motivi tipici del gusto romantico per l’orrido. Formalmente e contenutisticamente, l’Ecate di Blake risente della lezione del pittore, critico d’arte e disegnatore tedesco-danese di stile neoclassico Asmus Jakob Carstens e sopratutto del letterato e pittore svizzero di stile romantico Fussli e delle fantastiche creature che popolano alcune opere di Goya (in primis, i Capricci).

Fonte:

Stream of ArtisticNess

(Karol aka Skatena)