Syd, il “diamante pazzo” che non smetterà mai di brillare

You were caught on the crossfire of childhood and stardom,
Blown on the steel breeze.
Come on you target for faraway laughter,
Come on you stranger, you legend, you martyr, and shine

7 luglio 2006 – Muore in solitudine a Cambridge, per un tumore al pancreas, Syd Barrett, cantante e chitarrista fondatore dei Pink Floyd.

I Pink Floyd ai tempi di Barrett.

Non posso negarlo: sono sempre stata attratta da quelli pazzi e geniali allo stesso tempo, e Syd è stato sicuramente un tipo così, un ragazzo non solo bellissimo e dallo sguardo magnetico, ma artista affascinante, straordinario, tanto acuto quanto fragile, colui che più di tutti gli altri membri dei Pink Floyd fu capace col suo talento di rubar loro la scena, un “crazy diamond“, come lo avevano definito, che in un lasso di tempo a dir poco fulmineo è riuscito a farci dono di qualcosa di enorme: la sua musica magica, psichedelica e sfavillante. 

Nato a Cambridge il 6 gennaio 1946, Roger Keith Barrett (questo il suo vero nome) era dotato di grande stoffa fin da bambino, ma alla musica preferì inizialmente altre arti, in primis la pittura e la scrittura. Era in particolare portato per la creazione di giochi di parole e altri espedienti letterari. La passione per la musica e la pittura gli furono tramandate dal padre Max.

Il suo primo strumento musicale fu un ukulele e tra i suoi idoli vi erano, oltre che i classici dei sixties Beatles e Stones, anche Bo Diddley, gli Shadows e Buddy Holly

Nel 1961 Syd acquistò la sua prima chitarra elettrica, ma purtroppo quello stesso anno vide morire il padre. In quel periodo conobbe anche un bassista, tale Roger Waters, e in contemporanea continuava a dilettarsi con lo scrivere canzoni e a dipingere.

Un quadro di Syd Barrett.

Quando i Pink Floyd si formarono, Waters portò con sè Wright e Mason. Il nome che fu scelto per la band deriva da Pink Anderson e Floyd Council, due bluesman che Barrett adorava (anche se ai giornalisti una volta egli confessò che quel nome glielo avevano suggerito gli alieni). 

Nel 1967 fu pubblicato il primo singolo dei Pink Floyd, Arnold Layne, dopo di che venne inciso il loro leggendario primo album The Piper at the Gates of Dawn, puro capolavoro psichedelico in cui il genio di Barrett ha avuto modo di dispiegarsi ed esprimersi. 

Ma lavorare con Syd ad un certo punto divenne complicato, sia per i suoi colleghi musicisti che per i produttori, soprattutto per via del fatto che egli aveva iniziato ad assumere in modo sempre più massiccio droghe di ogni tipo, in particolar modo quelle allucinogene come l’LSD,  tra l’altro in voga all’epoca. I suoi comportamenti divennero quindi strambi ed imprevedibili, tanto che ci si chiedeva se stesse veramente fuori o se stesse semplicemente recitando una parte, e a tal proposito vennero anche avanzate diverse ipotesi: dalla schizofrenia alle crisi epilettiche, ma se pur fosse stato vero, l’abuso di sostanze psicotrope non aiutò Barrett a conviverci.

Mi hanno chiamato folle; ma non è ancora chiaro se la follia sia o meno il grado più elevato dell’intelletto, se la maggior parte di ciò che è glorioso, se tutto ciò che è profondo non nasca da una malattia della mente, da stati di esaltazione della mente a spese dell’intelletto in generale (Edgar Allan Poe) 

Inizialmente si cercò di venirgli incontro in tutti i modi, ma si sa, quando si imbocca la strada del successo le priorità diventano altre, e i Pink Floyd, che stavano spiccando il volo verso l’olimpo della musica rock, avevano bisogno di andare avanti, di produrre nuovi album e quindi di ricercare nuovo materiale. Barrett dal canto suo cercò di darsi da fare, si sforzò di scrivere nuove canzonj, come per esempio Jugband Blues, per il secondo album A Saucerful of Secret, ma non aveva più la verve di una volta, aveva perso la sua forza creativa e la sua volontà originarie, per cui il suo contributo risultò alla fine minimo, anche per la scelta di Waters di inserire sia pezzi propri che di Wright. Quando ci si rese conto che con Syd non si poteva più collaborare, Waters decise di intervenire chiedendo al chitarrista Gilmour, un amico di Barrett, di entrare nei Floyd. Era iniziato da poco il 1968 e la band era ora formata da 5 membri. 

Ma la parabola artistica discendente di Syd aveva preso ormai il via, a poco a poco i Pink Floyd cominciarono a fare a meno del loro frontman, stava infatti maturando in loro l’idea di proseguire da soli, anche se Syd sarà onnipresente nei loro lavori successivi, basti pensare alla canzone Shine On You Crazy Diamond o a Dark Side of the Moon, disco quest’ultimo che parla in maniera implicita di lui. 

Il 6 aprile 1968 la separazione tra Diamante Pazzo e Pink Floyd venne ufficializzata. Barrett si avviò alla carriera solista, e i suoi due album del 1970, The Madcap Laughs e Barrett, dal sound ovviamente folk e psichedelico, si posero volutamente e prepotentemente in contrasto con quelli che oramai stavano diventando i gusti musicali del momento, direzionati purtroppo verso la logorroica ed insopportabile prog. Ed infatti nel 1970 uscì Atom Heart Mother, il primo album progressive dei Pink Floyd

Nel 1975 i Pink Floyd rilasciarono Wish You Were Here, altro disco ispirato a Syd. Vi sono vari aneddoti relativi alla produzione di quest’album e divenuti oramai famosi. Per esempio, i membri della band hanno raccontato che durante le sessioni di registrazione, una volta un personaggio strano, calvo, obeso e privo di sopracciglia, si era presentato negli studi di Abbey Road. Quel tipo era Barrett, riconosciuto solo dopo un po’ da Gilmour. I Pink Floyd in quella occasione gli fecero ascoltare un pezzo che gli avevano dedicato, Shine On You Crazy Diamond, dopodiché, senza nemmeno salutare, così come era apparso, Syd scomparve. Egli si ritirò a vita privata tornando a Cambridge a casa con la madre, continuando a dipingere e a lavorare per un terzo album che però non vide mai la luce, finché il 7 luglio 2006 morì, in solitudine, per un tumore al pancreas. Ma Barrett è ancora qui in tutta la sua potenza, la sua musica e il suo messaggio non smetteranno mai di illuminarci e folgorarci, e la sua stella continuerà a brillare… Shine On… You… Crazy Diamond.