Maria Callas canta Puccini _ Tosca “Vissi d’arte” @ Covent Garden 1964

Vissi d’arte, vissi d’amore, non feci mai male ad anima viva!
Con man furtiva
quante miserie conobbi aiutai.
Sempre con fè sincera
la mia preghiera
ai santi tabernacoli salì.
Sempre con fè sincera
diedi fiori agl’altar.
Nell’ora del dolore
perché, perché, Signore,
perché me ne rimuneri così?
Diedi gioielli della Madonna al manto, e diedi il canto agli astri, al ciel,
che ne ridean più belli.
Nell’ora del dolor
perché, perché, Signor,
ah, perché me ne rimuneri così?

di Skatèna

Il 2 dicembre 1923 nasceva a New York il soprano statunitense di origine greca Maria Callas, nome d’arte di Anna Maria Cecilia Sophia Kalos, contrazione del cognome originario Kalogheropoulou.

Di seguito, Maria Callas canta la Tosca a Covent Garden (Londra) nel 1964:

Tosca è un’opera lirica in tre atti, carichi di grande emozionalità e profondo pathos, di Giacomo Puccini, su libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica. La prima rappresentazione si tenne a Roma, al Teatro Costanzi, il 14 gennaio 1900. Quella sera, a causa di alcuni ritardatari, il direttore d’orchestra Leopoldo Mugnone, molto seccato, interruppe l’esecuzione e ricominciò dall’inizio. Come accaduto per la Carmen di Bizet, anche l’opera di Puccini fu molto criticata dalla stampa, poiché si discostava dalle ultime fatiche del lucchese. Il tempo, però, fu ben presto galantuomo e l’opera, nell’arco di tre anni, fu rappresentata nei maggiori teatri lirici del mondo.

Il libretto deriva dal dramma La Tosca di Victorien Sardou, rappresentato per la prima volta il 24 novembre 1887 al Théatre de la Porte-Saint-Martin di Parigi, il cui successo fu legato soprattutto all’interpretazione di Sarah Bernhardt.

Maria Callas / Tosca, con Tito Gobbi / Scarpia.

Puccini vide per la prima volta La Tosca di Sardou al Teatro dei Filodrammatici di Milano nel 1889. Così chiese all’editore Giulio Ricordi di poter scrivere un’opera con questo tema. Sardou diede l’autorizzazione, ma chiese che a musicarla fosse un altro compositore, Alberto Franchetti. Luigi Illica venne incaricato di realizzare il libretto, ma poco dopo Franchetti rinunciò. Ricordi, così, poté assegnare la commissione a Puccini, che cominciò a lavorare all’opera nel 1896, completandola nel 1899.

Si tratta di una storia d’amore e di inganni, di cui vi presento brevemente la trama (fonte: verona.italiani.it):

La Tosca di Puccini si apre con la fuga del console dell’ormai caduta Repubblica Romana Cesare Angelotti, evaso da Castel Sant’Angelo. Egli si rifugia nella chiesa di Sant’Andrea della Valle, nascondendosi nella cappella della marchesa Attavanti, sua sorella. Qui il console conosce il pittore Mario Cavaradossi, che sta lavorando ad alcune opere della chiesa, e costui, seguace delle idee politiche del console, promette di aiutarlo nella fuga. A interrompere il loro dialogo arriva Floria Tosca, celebre cantante ed amante di Mario che, colto di sorpresa, nasconde all’amata la presenza del console. Dopo una scenata di gelosia di Tosca, che ha intravisto un dipinto in cui Mario ha ritratto la marchesa mentre pregava nella chiesa, Mario la convince a calmarsi ela allontana.

Locandina della Tosca di Puccini

Una locandina della Tosca di Puccini.


L’evaso, così, può uscire dal nascondiglio e rifugiarsi proprio nella villa di Mario e Tosca. Un colpo di cannone sparato da Castel Sant’Angelo avvisa che l’evasione è stata scoperta, così il barone Scarpia, capo della polizia, si mette sulle tracce del console. Entrato nella chiesa, nota che il paniere della colazione del pittore è vuoto e trova un ventaglio della marchesa fuori posto, intuendo che il fuggiasco probabilmente sarà passato di lì. Scarpia, innamorato di Tosca, mostra il ventaglio alla donna, alimentando i suoi sospetti. Quando costei va a cercare i presunti amanti, lui la fa quindi seguire da due sbirri.

Il secondo atto si apre con l’agente Spoletta che annuncia al barone della cattura di Mario, il quale tuttavia non ha voluto svelare il nascondiglio dell’Angelotti. Scarpia, così, fa convocare Tosca, a cui l’amato tuttavia sussurra di non rivelare nulla. Alle grida di dolore di Mario, condotto nella stanza delle torture, Tosca però cede e rivela il nascondiglio del console. Scarpia lascia quindi andare Mario ma ricatta la donna,intimandole di concedersi in cambio della vita dell’amato e di un salvacondotto per lasciare Roma. Tosca in un primo momento esita ma, quando viene a sapere della morte di Angelotti, colma di ribrezzo accetta; tuttavia, quando il barone si avvicina per abbracciarla, Tosca lo pugnala a morte.

Nell’atto finale Tosca può così correre dall’amato, in procinto di essere fucilato, per raccontagli della morte di Scarpia e del salvacondotto che li condurrà verso la libertà, a patto che Mario accetti di partecipare a un’esecuzione simulata. Il condannato accetta e cade davanti al plotonecolpito da quelli che avrebbero dovuto essere finti colpi di fucile: quando infatti Tosca si avvicina, Mario è davvero morto in una pozza di sangue. L’inganno del barone è evidente e la donna, anche per scappare alle grinfie degli sbirri, sale sul parapetto del torrione e si getta nel vuoto, ponendo fine alla propria vita.