“La donna cannone”: il sogno di amore e libertà di De Gregori

… ma voleremo in cielo in carne e ossa, non torneremo più…

di Skatèna

14 gennaio 1983 – La donna cannone di Francesco De Gregori è in vetta alla hit parade:

La donna cannone/Canta canta è un singolo pubblicato dalla RCA italiana nel 1983 come unico estratto dall’EP La donna cannone di Francesco De Gregori.

  • Scritta inizialmente per il film Flirt di Roberto Russo del 1983, non passò inosservata. La dolcezza velata della melodia e il testo sensibilmente ricamatogli addosso fecero sì che il brano travalicasse i limiti della colonna sonora, ascendendo a condizione di brano stand-alone. Fuori dal suo scenario, vive di e per se stesso. A riprova dell’unicità della canzone le innumerevoli cover, tra le quali spiccano senza dubbio quelle di Mia Martini, grande amica di Francesco, e nientepopodimeno che di Joan Baez, l’usignolo di Woodstock ed ex compagna di Bob Dylan. (lascimmiapensa.com)

Molti in passato pensavano che La donna cannone fosse stata scritta per Mia Martini, ma nel 1996, durante un’intervista con Fabio Fazio per la trasmissione “Musica e parole” su RadioRai2, lo stesso De Gregori negò tale credenza.

LA GENESI DE “LA DONNA CANNONE”

Agli inizi dell’estate del 1983 De Gregori fu contattato da Monica Vitti che gli chiese di comporre la colonna sonora per il film Flirt, diretto dal compagno Roberto Russo. De Gregori stava lavorando insieme a Mimmo Locasciulli, ed aveva un paio di abbozzi di canzone che trasformò in brani strumentali coi titoli “Flirt #1” e “Flirt #2”. Un giorno lesse un articolo su un giornale, intitolato “La donna cannone molla tutti e se ne va”, il cui trafiletto recitava così:

«Siamo agli inizi del Novecento, in uno di quei capannoni destinati ai circensi. In uno di quegli attimi morti, mentre la gente va via dal circo, mentre gli artisti riposano le stanche membra, due occhi si incrociano.. due anime sentono di doversi amare… Ma la regola lo vieta. Non avrebbero potuto esaudire il loro puro desiderio di condividere le proprie emozioni con l’altro perché “le regole del circo” non consentivano. Così la donna cannone, quell’enorme mistero, volò.»

Avevo letto in un trafiletto di un giornale locale che una “donna cannone”, principale attrazione di un piccolo circo, era fuggita per amore. Mi aveva colpito soprattutto la disperazione del circo, ora ridotto in malaparata. Una storia un po’ felliniana. (Francesco De Gregori)

Il cantautore ha ammesso di considerare La donna cannone una delle sue canzoni più belle:

Anche secondo me è tra le più belle, ma questo non vuol dire che il testo da solo regga. Tutti quegli accenti tronchi, “butterò questo enorme cuore… giuro che lo farò… nell’azzurro io volerò…”. Nemmeno un bambino scrive così. È la musica che dà potenza e qui, devo dire, c’è una bella invenzione melodica, non banale. No, nemmeno degli autori più famosi si può leggere il testo come una cosa autonoma, nemmeno Bob Dylan che è tra quelli che amo di più. (Francesco de Gregori)

INTERPRETAZIONE DEL TESTO

Quanto all’interpretazione del testo de La donna cannone, riporto l’estratto di un articolo scritto da Peppe Giorgianni postato sul sito lascimmiapensa.com:

Butterò questo mio enorme cuore tra le stelle un giorno,
giuro che lo farò.
E oltre l’azzurro della tenda, nell’azzurro io volerò.
Quando la donna cannone d’oro e d’argento diventerà
senza passare per la stazione l’ultimo treno prenderà

Esordisce oniricamente il viaggio alla ricerca di se stessa della donna cannone. E’ facile immaginarla dopo lo spettacolo, mentre tutti vanno via, ormai che il suo compito è finito. In un angolo, mani nelle mani, a sognare di uscire dall’azzurro finto del tendone del circo. Quel mondo che dell’azzurro della libertà e dell’oro e argento sfavillanti di gioia e spettacolo ha solo l’aspetto. Quando lei si tingerà d’oro e d’argento, d’amore e di follia, scintillerà tra le stelle del cielo. Il suo enorme cuore, troppo grande per chi di lei gode solo lo spettacolo, per chi la sfrutta, lo scaglierà fuori con vigore. Non ha bisogno di passare dalla stazione. La sua non sarà una semplice partenza. Non va solo viaLei evade, completamente. L’ultimo treno è il simbolo di una fuga senza possibilità di ritorno, senza remissione di peccato.

Sarà rapita dalla follia? Sarà vinta dal suo profondo sentire? Morirà?

E in faccia ai maligni e ai superbi il mio nome scintillerà
E dalle porte della notte il giorno si bloccherà.

Un applauso del pubblico pagante lo sottolineerà.
E dalla bocca del cannone una canzone suonerà.

Il forte sentimento della donna, l’incapacità a piegarsi alle incombenze del proprio lavoro e della propria vita, l’ostinata lotta per non inaridire le proprie emozioni, sono sempre stati una minaccia per gli altri, i normali. Le dimostrazioni che una vita diversa sia possibile innescano un senso di disprezzo in chi ha sepolto tale possibilità. Chi non capisce o si rifiuta di capire, offende, si innalza, si impone con la forza. La fuga della donna sarà, di fronte ai detrattori, un’altra prova del suo essere migliore di loro. E quando la notte sarà alla porte cercando di portare con sé la tristezza, la disperazione per il suo amore impossibile da coltivare, la sua fuga avrà ormai bloccato tutto. Un sempiterno Sole scintillerà sulla sua vita. Un giorno felice continuo e inamovibile. Ancora nel pieno del suo sogno, la donna immagina il pubblico festante celebrare la sua rivalsa.

Il cannone, strumento della sua condanna, il circo che la costringe e le vieta la vita, ora suona una canzone, il suo simbolo di libertà.

 

E con le mani amore, per le mani ti prenderò,
e senza dire parole nel mio cuore ti porterò.
Non avrò paura se non sarò bella come dici tu.
Ma voleremo in cielo in carne ed ossa.
Non torneremo più.

Il ritornello della canzone è ancora sogno. Parla al suo amore o all’amore indifferentemente. Tanto ha viva l’idea dell’amore da renderla in carne ed ossa. Il sentimento stesso si fa essere. Tenendo stretto nel suo cuore questo sentimento si fa muta. Non vuole corromperlo con le parole, è già perfetto così. Quelle parole che già le avevano detto di non essere abbastanza, che le avevano vietato di essere così com’è, non servono più. Diventa tangibile l’ascensione all’amore più elevato della donna. Non solo volerà con il cuore e con la mente. Lei darà tutta sé stessa, carne ed ossa, alla sua idea così violenta di libertà.

A fuga completata non sarà nemmeno necessario pensare ad un ritorno. Non vuole ritornare e non le sarà possibile farlo.

E senza fame e senza sete, e senza ali e senza rete
voleremo via.

Concedendo tutta sé stessa non sarà più semplice essere umano. Sarà finalmente fusa con la libertà totalizzante che desidera così ciecamente. Allora non avrà né fame, né sete. Non necessiterà di ali o altri mezzi fisici per pararne l’eventuale caduta.

Volerà alto, senza bisogno di nulla. Una sola anima colma d’amore che libra leggera, via.

E’ quasi, ahimè, scontata la fine della donna.

 

Così la donna cannone, quell’enorme mistero volò.
Tutta sola verso un cielo nero nero si incamminò.

Tutti chiusero gli occhi nell’attimo esatto in cui sparì.
Altri giurarono e spergiurarono che non erano mai stati lì.

E’ giunta al capolinea la sua vita. Il cielo che era azzurro si tinge di nero, il colore della morte. Si incammina risoluta verso il suo destino, la sua strada segnata. Chi la scherniva ha ancora paura di lei, della sua diversità. Ne sono così spaventati, i maligni e i superbi, che si nascondono omertosi, declinano le proprie responsabilità. Togliendosi la vita li ha messi di fronte alla loro piccolezza, li costringe a chiudere gli occhi per non vedere o a fingere di non averci mai avuto a che fare.

Non può fare altrimenti per realizzare il suo progetto di vita: deve morire. Paradossale.

E con le mani amore, per le mani ti prenderò,
e senza dire parole nel mio cuore ti porterò.
Non avrò paura se non sarò bella come dici tu.
Ma voleremo in cielo in carne ed ossa.
Non torneremo più.
E senza fame e senza sete, e senza ali e senza rete
voleremo via.

Risuona ancora il ritornello, ma stavolta il sogno è giunto a compimento. Le parole sono le stesse, ma il sapore è differente.

L’anima ha raggiunto la libertà tanto agognata e la congiunzione tra amore e morte, topos più volte vissuto nella letteratura occidentale, è compiuta. La bellezza di questa completezza cancella il dolore. Finalmente niente fame, niente sete.

E’ semplicemente volata via.