In ricordo di Piero Ciampi: “Adius” (ovvero, vaffanculo amore)

Ha tutte le carte in regola per essere un artista: ha un carattere melanconico, beve come un irlandese. Se incontra un disperato non chiede spiegazioni…

di Skatèna

Il 19 gennaio 1980 moriva a Roma all’età di 45 anni per un cancro all’esofago Piero Ciampi, cantautore e poeta maledetto: era nato a Livorno il 28 settembre 1934.

Sono tante le perle musicali che ci ha lasciato in eredità, e nonostante questo è stato relegato impietosamente ai margini del circuito musicale.

Oggi voglio ricordarlo con la canzone/capolavoro con cui l’ho conosciuto: Adius.

Il tuo viso
Esiste fresco
Mentre una sera
Scende dolce sul porto
Tu, mi manchi molto
Ogni ora di più
La tua assenza
È un assedio
Ma ti chiedo
Una tregua
Prima dell’attacco finale
Perché un cuore giace inerte
Rossastro sulla strada
E un gatto se lo mangia
Tra gente indifferente
Ma non sono io
Sono gli altri
E così
Vuoi stare vicina, no
Ma vaffanculo
Ma vaffanculo
Sono quarant’anni che ti voglio dire “ma vaffanculo”
Ma vaffanculo
Te e tutti i tuoi cari, ma vaffanculo
Ma come
Ma sono secoli che ti amo
Cinquemila anni
E tu mi dici di no
Ma vaffanculo
Sai che cosa ti dico
Vaffanculo
Te, gli intellettuali e i pirati, vaffanculo
Vaffanculo
Non ho altro da dirti
Sai che bel vaffanculo che ti porti nella tomba
Perché io sono bello, sono bellissimo, e dove vai?
Ma vaffanculo
E non ridere
Non conosci l’educazione, eh?
Portami una sedia e vattene
  • Il fascino del personaggio, non privo di una certa eleganza stropicciata e decadente, risiede principalmente nei testi inclassificabili, così distanti dall’impegno politico tipico dei cantautori anni ’60 così come dallo sterile melodramma sanremese; testi spietati o decisamente auto indulgenti, talvolta buffamente romantici, sovente collassati senza rimedio in un soliloquio, come a voler fare didattica musicata per vite allo sbando. Anche l’amore, trattato ruvidamente, diviene nelle parole sbiascicate di Ciampi amaro nettare da rigettare, medicina impietosa per disintossicati immaginari. Si pensi al capolavoro Adius, dichiarazione d’intenti affettivi spaccata in due, divisa tra il prologo zuccheroso, quasi parodistico  della confessione intimista e l’epilogo oltraggioso, caratterizzato da un reiterato, quanto sempre sorprendente all’ascolto, “ma vaffanculo!” all’amata indirizzato. In questa canzone c’è tutto Ciampi, la schizofrenica voglia di rivalsa di un auto emarginato, l’orgoglio inconcludente dell’avvinazzato. (Donato Novellini, fonte: ifioridelmale.it)

 

 

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