C.S.I.: 24 anni per “Linea Gotica”, pietra miliare del rock alternativo italiano

Linea Gotica è un disco di chitarre elettrificate, perché questo è il suono del nostro tempo, per quanto detestabile possa essere questo suono e questo tempo. (Giovanni Lindo Ferretti)

Oggi è domenica, domani si muore
Oggi mi vesto di seta e candore
Oggi è domenica, domani si muore
Oggi mi vesto di rosso e d’amore (C.S.I., Irata)

di Skatèna

Il 18 gennaio 1996 veniva pubblicato per la PolyGram Linea Gotica, il secondo album in studio del Consorzio Suonatori Indipendenti (C.S.I.), gruppo nato dalle ceneri dei CCCP e capitanato da Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni:

Dopo la fine dei CCCP (1990), con la caduta del muro di Berlino, quel che rimaneva dei CCCP originali (Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni, il “nucleo emiliano”) si incontra con il “nucleo toscano” in uscita dai Litfiba, composto da Gianni Maroccolo e Francesco Magnelli, che già avevano collaborato all’ultimo album dei CCCP Fedeli alla LineaEpica Etica Etnica Pathos, insieme al loro tecnico del suono, Giorgio Canali.

  • Se i CCCP rappresentano la giovinezza, la rabbia, l’azione, la speranza di cambiare il mondo, il credo comunista, i C.S.I. sono la maturità, la rassegnazione, la disillusione, la meditazione, la contemplazione di una realtà politico-sociale in caduta libera. Non è un caso che tale evoluzione abbia avuto luogo dopo il crollo del muro di Berlino e il dissolvimento del regime comunista sovietico. Nel 1996, dopo un ottimo album in studio (Ko del mondo) in cui già comparivano, seppur in modo disomogeneo e talvolta solo percepibile, le tematiche di fondo, gli scopi ultimi dell’opera artistica dei C.S.I., Ferretti e company sfornano non solo il loro lavoro più bello ma anche uno dei migliori dischi di tutta la musica italiana: Linea Gotica non ha niente da invidiare a Crueza de ma o a La Voce del Padrone. (Massimo Cristaldi)

Di seguito, il clip di Cupe vampe, la prima folgorante traccia dell’album che parla del rogo della Biblioteca Nazionale di Sarajevo e dell’assedio della città durante la guerra civile jugoslava:

  • Il sovrapporsi dell’elemento melodico all’ascetismo punk crea la forza di questo disco che trova il suo centro in uno strumento, sintesi delle due anime del gruppo, ovvero il basso di Gianni Maroccolo. Sono le sue linee monumentali, dure e scabre come la pietra, inesorabilmente ritmiche ma al contempo melodiche a costituire lo scheletro di molti di questi brani, in gran parte privi di batteria […]. “Linea gotica” è un disco maturo, che aggredisce con durezza ma che sa anche e soprattutto avvolgere l’ascoltatore nell’abbraccio sonoro, consapevole della necessità di stringersi a raccolta quando “è l’instabilità che ci fa saldi ormai/ negli sgretolamenti quotidiani”. (ondarock)

La copertina di Linea gotica, con l’immagine del rogo della Biblioteca di Sarajevo, “simbolo di cultura e millenaria convivenza di popoli diversi”. Si tratta di un caso esemplare di utilizzo delle immagini per dare un riassunto visivo e allegorico dei temi dell’album: la vetrata gotica, i colori violenti, le fiamme che avvolgono le rovine della biblioteca di Sarajevo che si intravedono dietro il vetro rotto.

Qui sotto, invece, un video in cui i C.S.I. suonano live ad Alba nel 1996 (durante un concerto in onore e a memoria dello scrittore e partigiano Beppe FenoglioE ti vengo a cercare, cover del pezzo di Franco Battiato contenuto nell’album Fisiognomica. Nella versione presente in Linea Gotica, l’ultimo verso è cantato dallo stesso Battiato, anche se vengono omesse le ultime parole “perché ho bisogno della tua presenza“:

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Voglio aprire una piccola parentesi su E ti vengo a cercare, riportando lo stralcio di un articolo uscito per dischirotti.com:

Tra le tracce di Linea Gotica trova posto, a sorpresa, una canzone di Battiato, E ti vengo a cercare (contenuta nel suo album del 1988 Fisiognomica), che i C.S.I. distorcono e trasformano rendendola ancora più fedele a se stessa.

Si tratta di un brano attraversato da due spinte diverse che corrono lungo un’unica linea. Da un lato c’è la tensione verticale verso l’innalzamento mistico, il miglioramento e l’elevazione spirituale, in risposta al senso di disgusto causato da una realtà corrotta e squallida:

“Questo secolo oramai alla fine
Saturo di parassiti senza dignità
Mi spinge solo ad essere migliore”

Dall’altro lato emerge fin dall’inizio del brano un sentimento molto più terreno, che riporta continuamente indietro a qualcosa di semplice e immediato: la voglia di stare con qualcuno. Questa voglia viene giustificata dalla coscienza elevata con argomenti che guardano verso la sfera rarefatta della vita senza passioni dell’eremita (“Perché ho bisogno della tua presenza/Per capire meglio la mia essenza”), ma torna sempre a imporsi fino ad apparire definitivamente e semplicemente per quello che è:

“E ti vengo a cercare, perché sto bene con te
Perché ho bisogno di te”

È a questo punto che l’andamento in levare della musica, con il suo synth pop e leggero, trova compimento in un coro angelico che sembra confermare quello che la scrittura del testo suggeriva fin dall’inizio: è nell’accettazione di questa semplicità che si può trovare il vero innalzamento.

“Questo sentimento popolare
Nasce da meccaniche divine
Un rapimento mistico e sensuale
Mi imprigiona a te”

Nella versione dei C.S.I. le chitarre elettriche prendono il controllo della scena musicale, sostituendo il suono plasticoso degli anni ’80 con una spigolosa architettura di accordi distorti:

“Linea Gotica è un disco di chitarre elettrificate […] è questo il suono del nostro tempo, per quanto detestabile possa essere questo tempo e questo suono.”
[Giovanni Lindo Ferretti, dal retro del disco]

Nella versione dei C.S.I. la voce morbida di Battiato si sdoppia nel canto cupo e solenne di Giovanni Lindo Ferretti e in un contrappunto recitativo basso e roco, che impone un tono ancora più scuro e dissonante all’insieme. Eppure la spinta verso l’alto che caratterizza lo spirito del brano rimane, trainata dalla voce di Ginevra di Marco che, dolcissima, si libra leggera attraverso le strofe. E, alla fine, è lo stesso Battiato a cantare l’ultimo verso, chiudendo il cerchio.

Perché inserire un brano così, con la sua tensione verso una leggerezza semplice e terrena, in un album denso e pesante come Linea Gotica?

“Per ricomporre, a modo nostro, una unità. Una canzone italiana tra le più belle, da un Battiato che ci onora della sua attenzione e della sua simpatia e con la sua voce chiude, d’incanto, questa voglia d’amore, questa necessità.”

La motivazione è questa stessa voglia di amore che si leva in mezzo a tutto il resto, il desiderio e la ricerca di bellezza come momento di sollievo in mezzo al rumore e allo squallore.

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La title-track Linea Gotica è incentrata su alcuni avvenimenti della Seconda guerra mondiale, e sull’occupazione nazifascista in Italia. La canzone si apre con le parole di Beppe Fenoglio, contenute ne I ventitré giorni della città di Alba (quest’ultima è stata protagonista di un capitolo della storia della Resistenza italiana). Sono presenti inoltre riferimenti ai leggendari partigiani Germano Nicolini (il cui nome in codice era il “comandante diavolo”) e a Giuseppe Dossetti (il “monaco obbediente”), che combatterono per la purezza di un ideale (“occorre essere attenti per essere padroni di se stessi”).

  • La Resistenza simboleggia probabilmente per i C.S.I. l’ultima nobile grande prova dell’umanità prima dell’aborrita mercificazione della vita. (cit: storiadellamusica)
  • Alba la presero in duemila il dieci ottobre e la persero in duecento il due novembre dell’anno 1944. (Beppe Fenoglio)

  • Un disco oscuro, meditativo, che mescola le epoche dei conflitti (la guerra mondiale come quella nei Balcani) riuscendo nella difficile impresa di trasformarle in un luogo di riflessione senza spazio né tempo. Il verbo, il suo peso e il suo fascino – tanto ammaliante quanto sibillino e oscuro – capace di innalzare i popoli come di fargli da alibi per le più crudeli finalità. E’ la parola la vera protagonista di Linea Gotica, unica bussola in un mare sonoro mai così buio. (sentireascoltare)

La mia preferita è l’ultima del disco, Irata, che si ricollega al tema della Resistenza e sembra quasi il mantra di un partigiano che, consapevole dell’orrore a cui andrà incontro, assapora gli ultimi istanti della propria vita. La canzone, tra l’altro, si conclude con le parole di Pier Paolo Pasolini, il poeta delle “Ceneri di Gramsci”:

… Ad onta di ogni strenua decisione o voto contrario mi trovo imbarazzato sorpreso ferito per un’irata sensazione di peggioramento di cui non so parlare né fare domande…

Da ultimo, voglio condividere con voi i podcast di una puntata di Rock in Onda, il programma condotto dal nostro Claudio Fabretti su Radio Città Aperta, in cui viene raccontata la storia dei CCCP/CSI a partire dall’incontro berlinese tra Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni, da cui nacque tutto, fino all’imprevedibile evoluzione del progetto del chitarrista insieme ad Angela Baraldi:


Cccp-Csi – parte 1


Cccp-Csi – parte 2