Buon compleanno Edoardo Bennato: “Il Rock di Capitan Uncino”

di Skatèna

Io sono il professore della rivoluzione
Della pirateria io sono la teoria
Il faro illuminante
Ma lo capite o no? Ve lo rispieghero’
Per scuotere la gente, non bastano i discorsi
Ci vogliono le bombe

23 luglio 1946 – Nasce il cantautore Edoardo Bennato.

Per festeggiare i suoi 73 anni, vi propongo un suo classico, Il Rock del Capitano Uncino:

Scritta in onore dei pirati e del loro comandante, acerrimi nemici dei “Bimbi Sperduti”, Il Rock del Capitano Uncino è la seconda traccia del disco-capolavoro di Bennato del 1980, Sono solo canzonette, concept album ispirato alla storia di Peter Pan.

Quando, nella seconda metà degli anni ’50, il rock and roll arrivò dagli Stati Uniti in Italia, coi suoi mitici Elvis Presley, Buddy Holly, Little Richard e Jerry Lee Lewis, Napoli fu letteralmente invasa da quelle sonorità, e tra tutte le città italiane, fu quella che meglio ne accolse le diverse suggestioni. All’epoca fu proprio all’ombra del Vesuvio che gli americani inaugurarono locali e importarono la loro musica, facendo arrivare numerosissimi 45 giri ed Lp che i giovani del resto d’Italia neanche potevano immaginare. E Bennato fu tra quei giovani napoletani che ebbero la fortuna di incontrare il rock and roll ed innamorarsene, sicchè si accese in lui quella scintilla che gli permise in seguito di emergere e far notare il suo eccezionale talento.

Per poter comprendere il successo che Bennato ha avuto, è alla sua rabbia e alla sua determinazione che bisogna guardare, per cui fu anche etichettato politicamente in un certo modo. Si pensava, infatti, che la sua fosse un’inquietudine di carattere politico-rivoluzionario, in linea con quella della generazione dei movimenti post-sessantottini, mentre invece traeva origine dal suo profondo, da frustrazioni e da vicende personali. Era comunque “vera”, quanto mai reale.

“Il rock di Capitan Uncino”, un gustoso rock’n’roll che sotto un’andamento scanzonato nasconde un attacco ai “falsi teorici” e ai sedicenti illuminati (rockol.it)

In un’intervista rilasciata qualche anno fa a Il Fatto Quotidiano, Francesco Donadio, autore del libro Edoardo Bennato – Venderò la mia rabbia (Arcana editore), sostiene che se si scava a fondo nei testi delle canzoni di Bennato, vengono a galla molteplici metafore sottese alla parte favolistica, e ci si rende conto di come in realtà il cantante napoletano descrive se stesso e la sua generazione durante i (turbolenti) anni ’70.

Veri pirati noi siam
Contro il sistema lottiam
Ci esercitiamo a scuola a far la faccia dura
Per fare piu’ paura
Ma cosa c’e’ di male?
Ma cosa c’e’ di strano?
Facciamo un gran casino
Ma in fondo lavoriamo per Capitan Uncino

Vi era una discrepanza tra ciò che Bennato era e il modo in cui venne percepito all’epoca – afferma Donadio era classificato come cantautore di protesta, quasi un estremista, mentre in realtà egli nella vita reale è un apolitico, un agnostico che alla maniera di Dylan o dei Rolling Stones (suoi massimi ispiratori) non si è mai schierato da una parte o da un’altra (e la morale de I buoni e i cattivi, in fondo, era esattamente questa, anche se nessuno la capì davvero). Insomma: Bennato era un outsider, e proprio per questo motivo, tra tutti i cantautori è quello che ha descritto nella maniera più giusta e calibrata i cosiddetti anni di Piombo […] Senza saperlo, Bennato è stato uno dei primi punk al mondo, prima ancora che quel termine venisse coniato per definire un genere di musica.

 

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