30 anni fa il memorabile concerto dei Pink Floyd a Venezia

di Skatèna

Oi ndemo veder i Pin Floi
Oi ndemo veder i Pin Floi…

15 luglio 1989: i Pink Floyd si esibirono a Venezia sopra una chiatta allestita nel bacino di San Marco.

Fu uno dei concerti più importanti della storia della musica rock, magico per la favolosa location, ma allo stesso tempo “da incubo” per una serie di polemiche su cui la parola “fine” non è stata ancora scritta.

Il 15 luglio di trent’anni fa i Pink Floyd furono invitati ad esibirsi in concerto a Venezia.
Si trattò di un evento unico e a carattere internazionale, sicuramente tra i più memorabili, una sorta di piccola Woodstock all’italiana nel vero senso del termine, che infatti a livello organizzativo lasciò molto a desiderare.
Su youtube, oltre ad una serie di documentari e special dedicati, potete trovare tutto il concerto diviso in 6 parti.

Due anni prima di quel concerto, nel 1987, i Pink Floyd rilasciarono A Momentary Lapse of Reason, primo album dopo l’abbandono della band da parte di Roger Waters nel 1985. Mason e Gilmour scelsero di continuare a chiamarsi i Pink Floyd e, con il ritorno di Richard Wright, la band iniziò A Momentary Lapse of Reason Tour, che si concluse nel 1990 e da cui vennero tratti 2 album live: Delicate Sound of Thunder del 1988 e Live at Knebworth ’90 del 1990.


Per le date italiane del tour, previste in magnifiche cornici (oltre a quella finale di cui sopra, vi erano Arena di Verona, Parco di Monza, Livorno e Cava dei Tirreni), il veneziano di adozione Fran Tomasi se ne aggiudicò di tutte l’organizzazione.

Per quanto riguarda quella che una volta era nota come la Serenissima, parte dell’amministrazione comunale da subito fu contraria all’evento, così come gran parte dei veneziani che cercarono di impedire il concerto fino all’ultimo, ottenendo perlomeno una riduzione dei decibel.

La data si svolse il terzo sabato di luglio, in concomitanza con la Festa del Redentore, evento di carattere ludico-religioso che ogni anno trova il suo snodo centrale proprio nel bacino di San Marco tra giochi di luce e colori che si proiettano su campanili, guglie, cupole e ogni monumento cittadino. Quindi immaginate cosa fu capace di determinare l’unione di tale evento col concertone dei Pink Floyd, che dopo le esperienze di Pompei e Versailles, andarono ad «occupare» un altro grande spazio unico e meraviglioso.

Il concerto fu ripreso dalla RAI ed andò in diretta. Il palco era di notevoli dimensioni e consistente in un cubo con uno schermo rotondo; c’era anche un braccio meccanico che avrebbe dovuto issare il famoso maiale di Animals (cosa che però non ebbe più luogo). Per l’amplificazione, i Pink Floyd decisero di usarne una sospesa e una presente sotto i propri piedi. Quando si trattò di trasportare il palco, montato su una chiatta galleggiante nella zona di San Marco, fu un dramma, e l’organizzazione dovette trovare il modo di muoverlo già in acqua dopo averlo fatto «passare» dal porto. Alla fine la band fu costretta a rinunciare a molta tecnologia, in primis al maiale volante, oltre che a buona parte della scaletta, che fu notevolmente tagliata.

 
A livello burocratico/organizzativo, si ebbero non pochi problemi: pensate che il nulla osta definitivo al concerto si ebbe solo a poche ore dall’effettivo inizio, quando Venezia era già stata invasa in modo stratosferico da una marea di gente venuta da tutta Italia e dall’estero: in molti si arrampicarono sulle balaustre dei cantieri cittadini impedendo la fluidità delle riprese RAI. Non furono previste sufficienti norme di sicurezza ed anche i servizi igienici scarseggiarono. I Vip, che erano stati sistemati su un galleggiante ad hoc, ad un certo punto rischiarono di cadere in acqua, colpiti dalla frutta e dalla verdura lanciate dai molti a cui ostruirono la visuale.

Il giorno dopo, i giornali locali titolarono «Mai più così», ma visto dall’esterno e a distanza di 30 anni, quell’evento da incubo a livello organizzativo che destò numerose polemiche (addirittura qualcuno sostenne che i decibel avrebbero potuto rovinare i monumenti veneziani!), resta unico nel suo genere, magico e di proporzioni colossali, qualcosa di inspiegabile che supera i consentiti livelli di poesia a cui siamo abituati (cit. Corriere della sera).

Anche i veneziani Pitura Freska di Oliver Skardy dissero la loro su quella serata destinata a divenire leggenda, scrivendo la canzone Pin Floi.