Privatizzazione Atac: le ragioni del NO al referendum

Il prossimo 11 novembre a Roma si terrà un referendum consultivo (ovvero non con valore vincolante, ma per rendere nota la volontà della popolazione in materia di trasporto pubblico) che punta a liberalizzare il settore trasporti nella Capitale.

Promosso dai radicali, il referendum, nelle intenzioni dei promotori, vuole “smuovere le acque” nella stagnante situazione nella gestione della mobilità romana, a loro giudizio impaludata tra politica, sindacati e malagestione.

Subito diverse forze sono scese in campo per opporsi a quella che, nella loro visione, è una vera e propria svendita del patrimonio pubblico (l’ennesima, a loro dire) verso dei soggetti che perseguendo unicamente il proprio interesse, farebbero pagare i costi ai cittadini.
Si chiede infatti il Comitato per il NO:

– Che interesse ha infatti il privato a servire le linee più periferiche della Città?
– A Roma un privato c’è già, gestisce il 20% della Rete ed è spesso nell’occhio del ciclone.
– Non è vero che, in caso di vittoria del SI, non si vada verso una “privatizzazione”, come sostengono i Radicali. Di fatto il Privato entra come soggetto a pieno diritto, con tutte le conseguenze del caso.
Scrivono sulla loro pagina Facebook:<<il privato, gestendo beni altrui e perseguendo i propri interessi, mira sopratutto al proprio profitto e offre un servizio scadente e spesso di pessima qualità.>> 

Per capire meglio le loro motivazioni, abbiamo invitato Fabiola Bravi, portavoce del Comitato per il NO al referendum dell’11 novembre