Le 5 lezioni che possiamo imparare dall’emergenza coronavirus

di Fabrizio Corgnati

Dietro ad ogni circostanza della vita, perfino la più dolorosa, c’è sempre qualcosa da apprendere. Perfino dall’epidemia di coronavirus.

Tutti noi esseri umani abbiamo l’obiettivo di vivere la nostra vita stando bene il più a lungo possibile. Eppure l’esperienza ci insegna che spesso sono proprio i periodi più difficili, complicati, dolorosi a farci crescere di più, a rafforzarci, a renderci più saggi. Ciò significa che dietro ad ogni batosta che l’esistenza ci riserva si nascondono delle preziose lezioni da poter imparare.

Questo vale per i singoli individui, come anche per l’intera collettività. Che, inutile nascondercelo, in questo periodo di esplosione dell’epidemia di coronavirus sta vivendo indubbiamente una delle fasi più delicate della sua storia recente. Se spostiamo lo sguardo dai problemi alle possibili soluzioni, però, possiamo renderci conto che anche da una realtà così sfortunata ci sono degli utili insegnamenti da trarre. Ho provato ad elencarne alcuni, senza alcuna pretesa di completezza, anzi invitandovi ad aggiungere nei commenti tutte le altre vostre considerazioni al riguardo.

1.La sicurezza non esiste

Noi esseri umani siamo naturalmente spaventati dal nuovo, dallo sconosciuto, dall’ignoto, dall’incerto. E, proprio per contrastare questa atavica paura, siamo portati a costruirci delle strutture, convincendoci che siano solide, sicure, addirittura immutabili. Peccato che poi la realtà stessa si incarichi di smentire questa nostra illusione.

Per quanto possiamo proteggerci dietro al nostro lavoro fisso, alla nostra casa di proprietà, al nostro ricco conto in banca, al nostro matrimonio “finché morte non ci separi”, come stiamo scoprendo in questi giorni, può bastare un microscopico virus che nemmeno siamo in grado di vedere ad occhio nudo per sovvertire in un attimo tutti i nostri piani accuratamente congegnati. La vita ha molta più fantasia di quella che abbiamo noi.

Ma, per fortuna, prendere atto che la sicurezza assoluta non è altro che un’illusione ha anche dei risvolti positivi. Non è detto che tutte le novità siano minacciose: anzi, anche quelle apparentemente più complicate e dolorose nascondono delle preziose opportunità. Bisogna però porsi con un atteggiamento accogliente, speranzoso e proattivo nei confronti delle svolte inaspettate che l’esistenza ci pone lungo la strada.

Beninteso, alla sicurezza non possiamo rinunciare completamente: rimane pur sempre uno dei bisogni teorizzati dallo psicologo umanista Abraham Maslow. Eppure, proseguendo lungo la stessa scala, scopriamo che esistono anche altri bisogni, ancora superiori, che culminano con l’autorealizzazione. Come a dire che realizzare delle fondamenta stabili è importante, ma una volta piazzate quelle bisogna iniziare a sviluppare verso l’alto quel grattacielo che siamo noi stessi.

2. Paura sì, psicosi no

Siamo abituati a catalogare la paura tra le cosiddette emozioni negative. Il motivo è che si tratta indubbiamente di uno stato spiacevole in cui vivere, ma questo non significa che sia dannoso, anzi. Al contrario, la paura è molto utile: è una reazione diretta ed immediata con cui il nostro sistema nervoso ci avverte della presenza di un potenziale pericolo, dal quale dobbiamo guardarci e difenderci.

Proprio per questo motivo la paura esiste e ha un senso solamente quando ha un oggetto. In altre parole, quando abbiamo paura di qualcosa, di una minaccia reale, presente e ben specifica. In tutti gli altri casi, quel generico sentimento di apprensione, di preoccupazione, quando non addirittura di repulsione e di sospetto, nel quale siamo immersi senza sapere nemmeno bene il perché, assomiglia più che altro ad una psicosi.

La paura di essere contagiati dal coronavirus, in altre parole, può essere un’emozione molto preziosa. Lo è se sappiamo cogliere il messaggio che ci indica: quello di difenderci, adottando le logiche misure precauzionali di buon senso. La psicosi, ovvero il timore ingiustificato rivolto verso tutto ciò che ci circonda, è invece fortemente dannosa, perché ha alcun insegnamento da trasmetterci, ma al contrario ci blocca, ci paralizza e ci condiziona.

In sostanza, bisogna essere consapevoli dei rischi reali che stiamo correndo e reagire con le necessarie cautele. Ma non per questo smettere totalmente di vivere la nostra vita. Se non facciamo altro che porre l’attenzione verso l’emergenza, se non parliamo d’altro che dell’emergenza, se non sentiamo, leggiamo, ci informiamo di altro che dell’emergenza, ci immergiamo da soli in un controproducente stato di panico e paranoia. D’altronde, seguire morbosamente le ultime evoluzioni della malattia non ci rende in alcun modo più immuni da essa.

3. La scoperta dello smart working

Come dicevamo, perfino una situazione certamente non auspicabile come quella di un’epidemia può nascondere in sé delle opportunità, se decidiamo di osservarla con un approccio creativo, cercando soluzioni originali e migliorative. Ad esempio, l’emergenza coronavirus ha costretto molte aziende italiane a scoprire lo smart working, il lavoro da remoto (e addirittura, nel caso delle scuole, la didattica a distanza).

Uno strumento utile non soltanto per evitare i rischi di contagio, rimanendo chiusi in casa, ma addirittura per migliorare la produttività: le più recenti rilevazioni dell’osservatorio del Politecnico di Milano stimano un aumento di circa il 15% per ogni persona. Si risparmiano stress, traffico, tempo per gli spostamenti, inquinamento, e si incrementa il benessere del lavoratore. Non è dunque un atto di gentilezza astratta, un regalo o una concessione del capo al proprio dipendente, perché da ciò deriva una crescita dell’intera azienda.

Se le imprese saranno in grado di rinunciare alla vecchia cultura del controllo, dell’”occhio del padrone che ingrassa il cavallo”, in altre parole, scopriranno che hanno tanto da guadagnarci a far vivere meglio i membri della propria forza lavoro. E forse proprio l’esperimento forzato di questo periodo potrà servire ad aprire gli occhi di qualche imprenditore in più.

4. Fermarsi per ripartire

In questi giorni istituzioni, mezzi d’informazione e anche singoli personaggi pubblici lanciano l’invito a restare in casa. Una giusta precauzione per evitare rischi eccessivi, una decisione che modifica inevitabilmente la nostra routine quotidiana, ma anche in questo caso una straordinaria opportunità.

Quante volte, in passato, ci siamo lamentati di non avere abbastanza tempo, l’unica vera risorsa di cui noi esseri umani non disponiamo mai a sufficienza, perché è in costante esaurimento e non può essere rigenerata. Ecco, ora improvvisamente ci ritroviamo ad avere molto più tempo libero, seppur in maniera forzata e per via di una circostanza sgradevole.

Cerchiamo di non sprecare questo tempo a rattristarci, a spaventarci e a preoccuparci, ma di renderlo invece utile e produttivo. Ad esempio stando in compagnia dei nostri amici e della nostra famiglia, dedicandoci a quei progetti e a quelle attività che abbiamo sempre accantonato, leggendo, ascoltando musica, guardando film, studiando, scrivendo, dipingendo.

Ma anche non avendo paura di restare da soli con noi stessi, per meditare, per riflettere sulla nostra vita, per soppesare quelle scelte importanti che rimandiamo da troppo tempo. A volte è necessario fermarsi, per poter poi ripartire di slancio.

5. L’effetto boom

Oltre a vivere appieno il presente, per quanto scomodo esso possa sembrare, e a cercare di trarre il meglio persino da questa situazione così complessa, una crisi è l’occasione per prepararci a ciò che avverrà dopo. Per quanto drammatica sia quest’emergenza, finirà. E in quel momento avremo la possibilità di applicare le lezioni che stiamo imparando in questi momenti dolorosi nella pratica quotidiana. Per non limitarci a tornare a vivere come prima, ma vivere ancora meglio.

Un po’ come accadde (con le dovute proporzioni) con l’effetto boom prodotto dall’euforia che seguì la fine della Seconda guerra mondiale. E pensate a come sarà bello e potente il sollievo che proveremo quando questa quarantena forzata finirà. Quando saremo finalmente capaci di vedere con occhi nuovi la nostra realtà. Di dare valore ed apprezzare anche quelle piccole cose che in precedenza davamo per scontate. Anche semplicemente abbracciare un amico.


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