“DOPO”, il viaggio di Mario Di Vito nel terremoto negato

                                                                         di Valentino De Luca

Raccontare una storia di terremoto non è semplice.
Si rischia di perdersi tra mille nomi, volti, storie di chi, tra quelle macerie, ci è rimasto sotto.

Sotto fisicamente e non ha più voce per difendersi, ma anche sotto moralmente, impotente nell’assistere alla furia degli elementi che prima gli porta via casa, affetti, una vita.
E dopo alla cupidigia degli uomini, a quell’eterna fame che da decenni affligge il territorio italico e trova nel cemento selvaggio ogni risposta alle legittime richieste di ritorno alla normalità di un popolo stremato.

E’ uscito per i tipi di Poiesis Editrice il libro “Dopo. Viaggio al termine del cratere” del giornalista Mario Di Vito, scrittore e già collaboratore di Radio Città Aperta, con la prefazione di Silvia Ballestra.

In questa intervista a Radio Città Aperta, Di Vito, marchigiano, classe 89, ci accompagna, raccontando il suo libro, già uscito come ebook, nell’Italia del cratere: il centro del Bel Paese che per mesi tra il 2016 e il 2017 ha tremato lasciando dietro di sè distruzione e macerie.
Ma non lo fa raccontando le singole storie di disperazione e speranza negata quanto analizzando con la puntualità e l’acume del cronista gli appetiti scatenati in chi nel sisma ha visto una grande opportunità speculativa.

Certo, vi è anche un momento intimo quando Di Vito racconta le vacanze da ragazzino a Pretare, quando descrive con gli occhi del testimone il dolore e la devastante desolazione di un territorio aperto come una ferita.
Ma ciò che interessa a Mario in questo suo “Dopo” è capire la logica cinica e perversa di quel patto d’indifferenza tra le istituzioni e i ri-costruttori verso le esigenze e le priorità del territorio, anteponendo al contrario un’economia irrazionale.

E così la parola d’ordine del dopo terremoto è stata sì “ricostruire”, ma non già per ricostituire comunità spezzate e centri urbani secolari arroccati sulla dorsale appenninica, bensì secondo logiche di messa a profitto intensiva del territorio seguendo il mantra turbocapitalista del “facciamo girare l’economia”.

E questa economia come gira? Gira a suon di centri commerciali, multisala, ristoranti tex mex e fast food in franchising, mega parcheggi, zone industriali senza industrie dove andare a lavorare, Sale Slot e negozi di intimo.

Perchè la nuova idea che serpeggia negli ultimi 30 anni è che si possa far girare l’economia slegandola in maniera definitiva dalle persone.
Ricostruire sì, ma da un’altra parte e secondo diverse priorità: prima la zona commerciale, poi la casa.
Le logiche di devastazione e saccheggio dei territori hanno stravolto l’ordine dei beni primari necessari alla vita di una comunità.
La quale non deve più rispondere alla millenaria domanda “Dove vivi?“, ma all’inquietante quesito: “Dove spendi?

Mario Di Vito – “Dopo. Viaggio al termine del cratere” – Poiesis Editrice

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