New Order: “Movement”, il loro debut-album/manifesto futurista compie 38 anni

Oh, I’ll break them down, no mercy shown
Heaven knows, it’s got to be this time

di Skatèna

Il 13 novembre 1981 i New Order – band nata dalle ceneri dei Joy Division – rilasciavano il loro primo album Movement sotto label Factory Records:

Questo lavoro seguì il rilascio del materiale originariamente concepito per essere registrato in studio con il cantante dei Joy Division Ian Curtis, come per esempio il singolo Ceremony, accompagnato dalla b-side In A Lonely Place.

Interessante quanto riportato da capital.it a proposito della Factory Records, l’etichetta di Movement:

Il boss della Factory Records Tony Wilson una volta dichiarò che la “confezione” era fondamentale perché per loro tutto il lavoro era sacro. Non per nulla il nome dell’etichetta indipendente di Manchester che fece grande il panorama alternativo inglese, a cavallo degli anni ’70 e ’80, prendeva il nome proprio dalla Factory di Wharol, a sottolineare il peso dato all’immagine del prodotto, curato con la stessa maniacalità del suono. Un posto speciale nella ditta lo occupavano i creativi e per primo il grafico Peter Saville (autore anche del logo). La Factory Records produsse grandi realtà, tra cui spiccano i Joy Division, accompagnati nella loro evoluzione in New Order dopo la tragedia del suicidio di Ian Curtis del 1980. Il design pensato da Saville per il loro Movement marcava ancora la necessità di una coincidenza tra segno e musica, tra confezione e contenuto e c’è chi ha visto la rinascita del gruppo come un passaggio dalla monocromia al colore, a cavallo fra i due decenni.

La cover del disco è dichiaratamente ispirata al manifesto del 1932 dell’italiano Fortunato Depero, esponente trentino del “secondo futurismo”. Saville fu tanto colpito dal nostro artista che creò una serie di disegni sulla stessa linea grafica anche per i singoli ‘Ceremony’ e ‘Procession’, pubblicati ancora nel 1981.

Rispetto al primo movimento futurista si coglie in Depero una maggiore pulizia, una stilizzazione delle forme e una decisione più netta nelle scelte cromatiche, meno violenta in apparenza ma in realtà già tutta tesa al razionalismo, corrente architettonica connessa al segno fascista. Paragonato agli intenti del poeta Filippo Tommaso Marinetti e al suo manifesto futurista del 1909, l’amore per il progresso risulta qui meno ingenuo e violento, come forse la musica dei New Order doveva perdere di emotività e acquisire in consapevolezza, per farsi forte delle durissime esperienze vissute. Una rielaborazione solida e sicura, che Saville scelse di esibire programmaticamente, adattando l’immagine dettaglio per dettaglio, incluse in orizzontale una ‘F’ per Factory e una ‘L’ che indica il numero romano 50, allusione al numero di catalogo dell’album (FACD50).

Avevo sviluppato una consapevolezza e un interesse per il movimento futurista in quel periodo e ho condiviso questo sentimento col manager Rob Gretton e il gruppo quando erano a Londra a registrare l’album. Ovviamente c’era una sinergia immediata con il titolo proposto e anche l’essenza del loro suono emergente. Ricordo di aver pensato che anche Marinetti avrebbe amato i New Order! (P. Saville)

Per festeggiare i 38 anni di Movement, vi propongo la visione del full concert in NYC che i New Order tennero 5 giorni dopo il rilascio dell’album:

Tracklist:

  1. “Dreams Never End” 3:13
  2. “Truth” 4:37
  3. “Senses” 4:45
  4. “Chosen Time” 4:07
  5. “ICB” 4:33
  6. “The Him” 5:29
  7. “Doubts Even Here” 4:16
  8. “Denial”
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