“Kill ‘Em All”, l’album d’esordio dei Metallica, compie 36 anni

di Skatèna

Those people who tell you
not to take chances
They are all missing on what life is about
You only live once so
take hold of the chance
Don’t end up like others
the same song and dance

Kill ‘Em All è il primo album in studio dei Metallica, prodotto da Paul Curcio e pubblicato il 25 luglio 1983 dalla Megaforce Records. Considerato tra i dischi più influenti dell’heavy metal, lavoro che sicuramente ha cambiato la storia del rock, inizialmente doveva intitolarsi Metal Up Your Ass, ma poi l’idea venne scartata dai produttori, e Cliff Burton, in tutta risposta, li mandò a quel paese dicendo “Fuck them, kill them all!“, e da quell’esclamazione si dice sia stato poi estrapolato il titolo attuale.

  • Più veloce, più grande, più eccitante di tutto quello che l’heavy metal era stato fino a quel momento. Alla tecnica intricata delle chitarre, tipica di Judas Priest e Iron Maiden, gli sbarbati Metallica aggiungono la cattiveria e l’attitudine punk dei Motörhead, oltre alla velocità che i Venom avevano sperimentato nel loro Black Metal. Si dice sia stata la prima scintilla di thrash metal, in realtà il merito è quello di aver creato il primo album di thrash metal capace di uscire dall’underground: Kill ‘Em All con la sua foga allucinante, la sua cattiveria godibile e mai priva di una melodia cristallina travolgente, sbatte sul muso di migliaia di ragazzini qualcosa di nuovo e allucinante, che seppellisce ogni forma di rock heavy e apre l’estremizzazione del genere” (metallized.it).

Come ho conosciuto i Metallica? Grazie a mio fratello, che da adolescente aveva formato un gruppo thrash metal con dei suoi amici, e tra i pezzi che eseguivano vi era una bellissima e stratosferica cover di Motorbreath (i Metallica la scrissero in onore dei Motorhead, se non la conoscete provvedete subito ad ascoltarla, si tratta di rabbiosa adrenalina allo stato puro) che ovviamente è divenuta la mia preferita di tutto l’album. Eccola eseguita live dai Metallica nel 1983 @ The Metro:

  • “L’imprescindibilità di “Motorbreath” è pienamente giustificata partendo dal presupposto che si qualifichi come LA canzone ideale dei Metallica del periodo Burtoniano. Infatti in questa esperta e precisa composizione possiamo visibilmente ammirare la quintessenza della batteria thrash, entrata a far parte dell’immaginario collettivo di ogni drummer metal; la forsennata processione di cavalieri neri incanalati brutalmente negli overdrives di James e Kirk, i quali a livello strumentale riescono a donare la loro magnanimità, edificando l’idoneo edificio architettonico per la sede della follia, esagitato notevolmente da una inarrestabile maratona vocalica, ricca d’animo dello stesso Hetfield. Si percepisce, nel mitico assolo hammettiano, la massima estremità dell’insanire del quartetto. Ritmica sincopata, chitarre erosive, diluvio di bacchette, catrame nelle corde vocali” (storiadellamusica.it).

TESTO E TRADUZIONE

MOTORBREATH

Living and dying laughing and crying
Once you have seen it
you will never be the same
Life in the fast lane is
just how it seems
Hard and it’s heavy, it’s dirty and mean

Motorbreath
It’s how I live my life
I can’t take it any other way
Motorbreath
The sign of living fast
It is going to take your breath away

Don’t stop for nothing
it’s full speed or nothing
I am taking down you know
whatever is in my way
Getting your kicks as you are shooting the line
Sending the shivers up and down your spine

Motorbreath
It’s how I live my life
I can’t take it any other way
Motorbreath
The sign of living fast
It is going to take your breath away

Those people who tell you
not to take chances
They are all missing on what life is about
You only live once so
take hold of the chance
Don’t end up like others
the same song and dance

Motorbreath
It’s how I live my life
I can’t take it any other way
Motorbreath
The sign of living fast
It is going to take your breath away

RESPIRO DI MOTORE

Vivere e morire, ridere e piangere
Dopo che l’avrai visto
non sarai più lo stesso
La vita nella corsia di sorpasso è
proprio come sembra
È difficile, pesante, sporca e cattiva

Respiro di motore
È come vivo la mia vita
Non posso fare diversamente
Respiro di motore
Questo è vivere ad alta velocità
Ti toglierà il respiro

Non fermarti davanti a niente,
vai a tutta velocità o niente
Distruggo, lo sai
tutto ciò che mi si para contro
Divertendomi mentre la spari grossa
Facendomi venire i brividi lungo la schiena

Respiro di motore
È come vivo la mia vita
Non posso fare diversamente
Respiro di motore
Questo è vivere ad alta velocità
Ti toglierà il respiro

Quelle persone che ti dicono
di non rischiare
Non hanno capito il significato della vita
Si vive solo una volta
perciò afferra l’occasione
Non finire come gli altri,
sempre la stessa musica

Respiro di motore
È come vivo la mia vita
Non posso fare diversamente
Respiro di motore
Questo è vivere ad alta velocità
Ti toglierà il respiro

metallica kill them all guitar

Dotata di Certificato di Autenticità, Logo Metallica al 12° tasto, e di case rigido Custom Metallica, questo strumento è un MUST assoluto per tutti i fans dei Metallica!

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Di recente è uscito un volumetto monografico sui Metallica degli esordi, una band che nel 1983 era alla vigilia del successo e i cui componenti fino ad allora avevano sguazzato tra alcol, fame, miseria e indecenza….

Riporto un estratto dell’articolo a cura di Andrea Valentini che a tal proposito è stato scritto su deagostinivinyl.com:

[di Andrea Valentini – cover story integrale pubblicata su Vinyl n.8]

Li abbiamo visti in concerto lo scorso 8 maggio a Milano, all’Ippodromo SNAI di S. Siro, nell’ambito del Milano Summer Festival. Era l’unica data italiana, almeno per il momento, del Worldwired Tour 2019, con cui promuovono ancora la loro ultima fatica discografica, Hardwired… To Self Destruct, ossia l’album uscito tre anni fa.

Ormai da tempo loro sono star mondiali, non solo del metal, ma del rock a 360°. E fa effetto pensare che tutto ciò è iniziato 38 anni fa, in un garage di Los Angeles… è proprio questa la storia che vogliamo ripercorrere. Quella della scintilla che ha dato inizio all’epopea dei Metallica, alias The Four Horsemen.

C’erano un danese, un americano…

La storia di una delle band che hanno plasmato il metal e il rock contemporanei inizia proprio così, come una di quelle barzellette di tanti anni fa. Ci sono un danese, un americano, una racchetta e una chitarra. Il danese con racchetta è Lars Ulrich, promessa del tennis giovanile, batterista dilettante appassionato di hard rock e new wave of British heavy metal, che per volere del padre si trasferisce negli USA per tentare la carriera da sportivo professionista. L’americano con chitarra è James Hetfield, tipico latchkey kid made in USA, ossia un ragazzino coi genitori divorziati che se la cava trascorrendo la maggior parte del tempo da solo, sognando di essere sul palco con una rock band come quelle che lo fanno impazzire: Kiss, Zeppelin, Sabbath, Thin Lizzy, UFO.

È la fine del 1981 e James risponde a un annuncio piazzato da Lars sulla fanzine Recycler che recita: “batterista cerca altri musicisti metal per suonare pezzi di Tygers Of Pan Tang, Diamond Head e Iron Maiden”. Ben presto intorno a James e Lars si coagula il primo nucleo dei Metallica, che oltre a loro vede il chitarrista Dave Mustaine e il bassista Ron McGovney.

Quando, dopo una serie di vicissitudini (fra cui la registrazione di un pugno di demo, l’avvicendamento di un paio di elementi e un trasferimento del gruppo da Los Angeles a San Francisco), la line-up si assesta con la presenza del mai troppo compianto Cliff Burton al basso e di Kirk Hammett all’altra sei corde, i tempi sono maturi per entrare in studio per un album. A dare una chance in questo senso al gruppo è una piccola etichetta che si trova sulla costa opposta degli USA, la Megaforce di Jon e Marsha Zazula. Jon (per gli amici Johnny Z) raccoglie un po’ di fondi e offre ai Metallica di coprire i costi di uno studio di registrazione e pubblicare un LP. Unica condizione: la band dovrà andare a incidere nello Stato di New York. Ma proprio lì verrà alla luce una manciata di pezzi destinati a plasmare un sound pionieristico ed estremo (il thrash & speed), nonché a cementare una band destinata a lasciare un segno indelebile.

Made in Rochester

Il 10 maggio 1983 i Metallica e Jon Zazula sono a Rochester, Contea di Monroe, nello stato di New York. Hanno prenotato il Music America Recording Studio per le session di quello che deve diventare il loro agognato album di debutto. Il budget è ridotto all’osso e la Megaforce – ovvero la neonata label di Zazula e signora – si sta giocando il tutto per tutto con questa operazione.

Dietro al mixer siedono Jon Zazula stesso nel ruolo di produttore esecutivo, Paul Curcio (con una carriera già notevolissima in ambito rock) in veste di produttore, Chris Bubacz come tecnico del suono e Andy Wrobleski come assistente. Il Music America si trova negli scantinati di una vecchia sala da ballo in stile coloniale. E Hetfield lo ricorda così: “È capitato che piazzassimo gli ampli del basso e della chitarra nel salone, per avere un suono più panoramico. Ricordo Cliff in quello stanzone con le cuffie e i suoi ampli, mentre registrava (Anesthesia) Pulling Teeth”.

L’equipaggiamento che i Metallica si portano dietro è molto spartano. Praticamente possiedono solo un ampli da chitarra – il Marshall di Hetfield – la batteria di Ulrich e l’attrezzatura sgangherata di Burton. Il parco chitarre consta, nel complesso, di due sole Flying V. Hammett ne ha una nera, una Gibson, mentre la seconda – bianca – è di James Hetfield ed è una replica giapponese. Le due sei corde, nel maggio 1983, sono già veterane di molte battaglie, di cui portano i segni: accordarle è quindi un’operazione che porta via sempre molto tempo tra una take e l’altra. Kirk Hammett ricorda: “Perdevamo tanto tempo ad accordare, anche perché non avevamo strumenti di ricambio e in studio non avevamo tecnici delle chitarre o roadie al seguito. Ma andava bene così, anche perché, all’epoca, eravamo abituati a fare in questo modo. Io usavo solo due effetti: un pedale wah-wah e un Boss Super Distortion”.

Burton ha il suo fido Rickenbacker 4001 rosso, un pedale Morley Fuzz Wah, un fuzz Big Muff e un paio di ampli, ma tutto quanto cade a pezzi. Paul Curcio, il produttore, ricorda: “Non avevano un soldo e c’era un grosso problema di interferenze radio con il Rickenbacker di Cliff. Un mio amico che lavorava in un negozio di strumenti era un fan della band e aggiustò tutto il loro equipaggiamento gratuitamente. Cliff mi regalò un sacchetto di plastica con dentro le parti originali che erano state levate dal suo basso e ancora oggi ne conservo i pickup!”.

Non viene utilizzata quasi alcuna attrezzatura del Music America, per risparmiare: come è prassi comune, infatti, per ogni amplificatore, chitarra o altro oggetto appartenente allo studio che si usa scatta il sovrapprezzo e i Metallica non possono permettersi di intaccare il budget. Solo per The Four Horsemen viene affittata una Gibson Firebird con ponte Bigsby, perché Hammett vorrebbe fare un intermezzo in cui gli serve la barra del vibrato per produrre un “effetto bomba” hendrixiano. La Firebird, però, non lo soddisfa: per quel tipo di trucchetto sarebbe stata molto meglio una Stratocaster con il classico tremolo Fender.

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terza parte dalla Cover story di Andrea Valentini pubblicata su Vinyl n.8 – 
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