50 anni per “Led Zeppelin II”, capolavoro immortale del rock (“Led Zeppelin: the only way to fly”)

I’m gonna give ya my love
I’m gonna give ya every inch of my love

di Skatèna

Il 22 ottobre 1969 i Led Zeppelin rilasciavano negli States Led Zeppelin II, il loro secondo album, poi pubblicato il 31 dello stesso mese nel Regno Unito dall’Atlantic Records. Il disco, capolavoro brillante e spettacolare di hard’n’blues, irradiato dall’energico vigore del giovanissimo e geniale quartetto britannico, che appena pochi mesi prima aveva dato alle stampe l’omonimo album d’esordio, fu prodotto da Jimmy Page, che per l’occasione decise di affidarsi all’esperienza del tecnico del suono Eddie Kramer: fu così che questo gioiello non solo salì al primo posto delle classifiche negli Stati Uniti spodestando Abbey Road dei Beatles, ma vi rimase incollato per ben sette settimane.

La copertina di Led Zeppelin II, il cui artwork è di David Juniper, un ex compagno di studi di Page alla Sutton Art College nel Surrey.

La fotografia della Divisione Jagdstaffel 11 della Luftstreitkräfte durante la prima guerra mondiale, la famosa squadriglia volante capitanata dal celebre “Barone Rosso”, sulla quale fu basata la grafica di copertina dell’album. 

Robert Plant e soci registrarono l’album in totale iperattività, tra i mesi di gennaio e agosto del 1969, durante più sessioni nelle città di varie nazioni (Londra, Los Angeles, Memphis, New York e Vancouver), tra una data e l’altra del tour in cui erano impegnati, provando i pezzi persino durante i soundcheck prima dei concerti. Per questo motivo, il gruppo ebbe l’occasione, come per il suo primo album omonimo Led Zeppelin, di rielaborare/rimaneggiare alcuni riff “presi in prestito” da brani di grandi bluesmen come Willie Dixon Howlin’ Wolf. I LED furono in seguito accusati di plagio e dovettero per questo affrontare varie cause in tribunale, ma nonostante ciò, l’album era destinato comunque a divenir leggenda.

  • […] titoli, testi, melodie vennero “saccheggiati” un po’ ovunque ai soliti bluesman di fiducia, rielaborati o perfino riproposti pari pari. Un giochino che costò agli avvocati della band tanta fatica e tanti soldi, cause spesso vinte ed altre giustamente perse, come quella con Willie Dixon. Tutto ciò non significa che Led Zeppelin II fosse un album derivativo, anzi. La sua personalità è unica e si distacca totalmente dalle fonti di ispirazione. (rockandmetalinmyblood.com)

Di seguito, il clip ufficiale di Whole Lotta Love, la track che apre il disco, che fu pubblicata come singolo l’11 luglio 1969: si trattò del più grande successo dei Led Zeppelin, una delle canzoni rock più iconiche di sempre, dal testo ricco di allusioni sessuali, contenente uno dei riff chitarristici più famosi di sempre, quello di Page, e il caratteristico intermezzo strumentale in cui Plant imita un orgasmo:

 

  • Il riff teso e urgente di “Whole Lotta Love” subito in apertura comunica istantaneamente, oggi come sempre, quel sentore di sospensione, di sensuale attesa. Quando dopo poche battute la chitarra viene raggiunta e sostenuta dal basso, il tema da insinuante e provocante diviene potente e drastico. Poi arriva la sirena di Plant che attacca a cantilenare il suo richiamo sessuale, spavaldo e assai spiccio, e l’atmosfera è bella che surriscaldata, manca solo il formidabile treno di piatti e pelli di Bonzo Bonham (in arrivo al primo ritornello) perché la frittata sia completa. (storiadellamusica.it)