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Daniela Cortese (Fonte: Comunisti Uniti) I sindacati confederali di Telecom Italia stanno conducendo una trattativa con il Governo e con l’Azienda sul tema delle migliaia di esuberi dichiarati e appena ritirati dall’Azienda con la clausola che, se entro il 30 luglio non si trovassero soluzioni condivise, potrebbero essere prontamente e nuovamente richiesti.
Quanto vale la vita dei dipendenti Telecom? Intanto, per il Management aziendale, certamente meno delle loro stock options miliardarie e dei dividendi elargiti a piene mani agli azionisti, mentre per noi le vite dei lavoratori e delle lavoratrici salariati devono tornare al primo posto degli interessi nazionali e restituire a ciascuno la giusta collocazione nella società: si chiamava e si chiama lotta di classe, non senza un pensiero al rispetto ed alla dignità delle persone nel contesto di una convivenza civile ormai dimenticata, cancellata da una diffusa assuefazione allo scandalo politico e alla corruzione dilagante. In questo strano Paese che è l’Italia, dove paradossalmente i poveri votano i ricchi e subiscono le loro impunità, accade anche che, in quella che fu la grande azienda strategica italiana di telecomunicazioni prima del saccheggio dei capitani coraggiosi di dalemiana memoria e di quelli che sono venuti in seguito, i dipendenti Telecom pagano con i posti di lavoro persi e con gli stipendi ridimensionati le condizioni di vita agiata degli stessi che l’hanno depredata (Banche, Assicurazioni, Immobiliari, Dirigenti). Un esempio, l’ultimo in ordine di tempo, lo troviamo nella cessione del ramo d’azienda degli oltre duemila informatici ad SSC, Azienda già con un bel conto in rosso, insomma non propriamente l’ideale per una operazione industriale degna di tale nome. In questa operazione i lavoratori con mediamente vent’anno di anzianità, si sono ritrovati dalla sera alla mattina con una decurtazione di almeno tremila euro all’anno, avendo trovato nelle buste paga con il nuovo contratto di assunzione, la non presenza né della quattordicesima e né del premio aziendale; è di oggi la notizia che - non bastasse - , nel corso degli incontri del 20 e 22 luglio, sono stati chiesti anche 450 contratti di solidarietà, insomma più di un accanimento terapeutico, ma un vero insulto alla solidità delle vite e delle famiglie di questi lavoratori, che hanno avuto il solo torto di trovarsi nel ramo aziendale “sbagliato” nel momento sbagliato. Questo per dire che è un errore macroscopico che i sindacati confederali di categoria SLC-FISTEL-UILCOM continuino a prevedere scioperi e mobilitazioni separate come se le esternalizzazioni di qualcuno non riguardassero tutti, mentre ci riguardano eccome! Serve subito, senza riserve e ulteriori tentennamenti, subito uno sciopero ed una manifestazione nazionale di tutto il Gruppo Telecom Italia, più i già esternalizzati, più gli appalti ed anche i call center, se soprattutto vivono di monocommesse proprio da Telecom Italia, come nella maggior parte dei casi. In questo contesto, ci appartiengono anche la lotta dei lavoratori Eutelia e le vicende giudiziarie delle intercettazioni telefoniche di Telecom e delle frodi carosello di Telecom Italia Sparkle; chiunque, lavoratori e OO.SS., perseverassero nel non comprendere che il settore telecomunicazioni ed informatica deve prevedere senza esitazioni la ricomposizione di tutta la filiera dal punto di vista industriale e delle lotte, commette un gravissimo errore e difficilmente troverebbe indulgenza nel considerarlo solo riconducibile a superficialità, quanto piuttosto ad una complicità almeno nei fatti. Risultano tragiche infatti, in questi giorni, le dichiarazioni dei segretari nazionali confederali UIL e CISL e del ministro Sacconi che, per esempio, sulla vicenda FIAT che dichiarano che “Il clima è cambiato, non siamo più negli anni 70” ed invitano a non cadere nelle trappole della FIOM, a cui invece va senza dubbio la nostra più totale solidarietà e condivisione delle loro lotte, immaginando ed auspicando una urgente trasversalità ed unità delle categorie in una grande ed unica risposta alla crisi che subiscono ormai tutti i lavoratori. Pensiamo infatti che Alitalia prima, per arrivare alla FIAT, transitando per Telecom Italia, il padronato, quando ha trovato la collaborazione dei sindacati così come era intesa proprio nel famigerato “accordo di gennaio”, è riuscito a precarizzare chi aveva il tempo indeterminato, a ridurre ingiustificatamente i salari con operazioni spregiudicate, e ad espellere dalla produzione quantità enormi di precari che non vedranno mai una stabilizzazione. Nei fatti è già abrogato lo Statuto dei Lavoratori, grande baluardo a difesa dei diritti del mondo del lavoro dipendente, ispirato e ideato proprio da quelle fantastiche lotte degli anni 60 e 70, che qualcuno ancora teme, ma che sono di nuovo dietro l’angolo! Pomigliano insegna infatti che è ancora possibile alzare la testa e non saranno i cinque licenziamenti politici degli operai FIAT a farci desistere dal replicare le loro lotte su altrettanti posti di lavoro. Come comunisti, come delegati sindacali appartenenti al sindacalismo di base, che in prima persona, in questi anni, ha costruito sacche di resistenze contro le ingiustizie e contro i cedimenti della concertazione, ma anche come delegati di quei pezzi della CGIL che vogliono ancora stare dalla parte giusta (la FIOM ne è un ottimo esempio), le nostre parole d’ordine, con forza e con convinzione, che devono caratterizzarci e per le quali dobbiamo spendere le nostre energie nei posti di lavoro e nelle piazze, è che neanche un solo posto deve essere perso per pagare la crisi provocata dai padroni, che neanche un lavoratore debba essere più esternalizzato anticipando nel tempo licenziamenti a gogò come è poi sempre avvenuto, che gli unici tagli che possiamo chiedere ed auspicare sono quelli delle offensive retribuzioni dei Management che distruggono le aziende, pretendono ed ottengono finanziamenti pubblici e non progettano né piani industriali seri e né buona occupazione. Saremo al fianco dei lavoratori e delle lavoratrici di Telecom Italia, condividendo le parole d’ordine che debba tornare urgentemente UNA e PUBBLICA e sotto il controllo dello Stato anche per il rispetto democratico delle Istituzioni; che vada restituita ai lavoratori perché se la sono abbondantemente ricomprata con i loro sacrifici e con i finanziamenti pubblici a sostegno dei vari “efficientamenti”; che torni ad essere tecnologicamente innovativa e produttiva per la ricchezza nazionale del prodotto interno lordo dell’Intero Paese; che cessi la politica degli esuberi e delle esternalizzazioni, che affamano i dipendenti e le loro famiglie negando la continuità di uno stipendio. E a SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UIL-UILCOM, che stanno trattando con l’Azienda e con il Governo, chiediamo di porre come prerequisito al tavolo il ritiro definitivo delle cessioni ad SSC degli informatici e di tutti i licenziamenti annunciati ed il superamento della pregiudiziale contro la presenza delle organizzazioni sindacali di base negli incontri con la controparte, con l’ausilio delle scandalose quote del 33% delle RSU, perché di fronte alla gravità della crisi dovrebbe essere definitivamente tramontato il tempo di recintarsi i propri privilegi nelle relazioni con la controparte. Il privilegio che va invece restituito ai lavoratori deve tornare ad essere quello della difesa e del mantenimento dei propri diritti, anche attraverso la libertà di scegliersi le rappresentanze sindacali. Chi lotta può perdere, chi non lotta ha già perso! Difenderemo con ogni mezzo il lavoro ed i salari, per noi e per i nostri figli! Daniela Cortese
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