Radio - Bombardamenti israeliani su Gaza: 5 morti. Mentre Israele costruisce un nuovo muro al confine con l’Egitto è polemica sulle minacce USA di sanzioni simboliche
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Bombardamenti israeliani su Gaza: 5 morti. Mentre Israele costruisce un nuovo muro al confine con l’Egitto è polemica sulle minacce USA di sanzioni simboliche Stampa E-mail


Redazione Radio Città Aperta

Bombardieri israeliani11-01-2010/14:23 ---
Sono 5 i palestinesi uccisi ieri dalle forze di Israele. Ieri sera, bombardamenti israeliani hanno scosso la Striscia di Gaza, in un crescendo di aggressioni che non pare finire. Tre palestinesi sono stati uccisi da un attacco aereo contro Deir al - Balah, nella Striscia centrale. Fonti mediche palestinesi hanno riferito che all'ospedale di al-Aqsa sono arrivati i corpi a pezzi di tre resistenti. Si tratta di Hasan al-Qatarawi, 22 anni, e Awad Nasir, 29 anni, di Deir Al-Balah, e di Hudayfa Hams, 23, del campo profughi di Nusseirat. Un quarto è stato ricoverato con varie ferite. Tutti e quattro appartenevano alle brigate al-Aqsa, espressione militare della Jihad Islamica.
Sempre ieri, a est della città di Beit Hanun, nel nord della Striscia di Gaza, altri due palestinesi sono stati uccisi dall'artiglieria israeliana. Testimoni oculari hanno dichiarato che i due sono stati uccisi dai colpi sparati da un tank delle forze di occupazione israeliane nei pressi dell'ex insediamento israeliano di Dugnit mentre stavano raccogliendo ferro vecchio tra i cumuli di rifiuti. Scarti metallici da rivendere per ricavare qualche soldo da portare a casa. Sempre ieri, la marina militare israeliana ha bombardato i pescherecci palestinesi di fronte alla costa sud della Striscia di Gaza.

Nella zona di Nablus, una ventina di costruzioni palestinesi è stata abbattuta in mattinata dall'esercito israeliano nel nord della Cisgiordania occupata. Notevole il dispiegamento dei soldati che hanno prima fatto evacuare una quarantina di famiglie e poi hanno protetto il lavoro dei bulldozer Baracche e abitazioni, secondo quanto riferito da un portavoce dell'amministrazione militare israeliana, "erano state erette senza permesso in una zona dove l'esercito effettua esercitazioni militari".

E’ polemica intanto dopo alcune dichiarazioni di esponenti dell’amministrazione USA, poi in parte riviste e corrette, ma che hanno molto irritato il governo di Tel Aviv. Il ministro delle finanze israeliano Yuval Steinitz ha detto ieri che Israele non ha bisogno delle garanzie Usa sui prestiti: “Ce la caviamo bene – ha detto – Cionondimeno alcuni mesi fa abbiamo firmato un accordo con il Tesoro Usa per garanzie nel 2010 e 2011, e non erano state poste condizioni di sorta”. Ieri un alto funzionario di Washington si era affrettato a correggere il messaggio che l'inviato Usa per il Medio Oriente George Mitchell aveva dato venerdì alla tv PBS, secondo cui Washington si riserverebbe di limitare le garanzie bancarie a Israele se Gerusalemme non contribuirà alla ripresa del processo di pace. Il funzionario Usa ha voluto specificare che non si trattava “né di una minaccia, né di un’allusione a una minaccia” e che Mitchell stava solo rispondendo alle domande poste da un giornalista. “Tutti sanno che è l’Autorità Palestinese che si rifiuta di riprendere i colloqui di pace, mentre Israele ha compiuto passi significativi per muovere le cose. Chi deve cambiare comportamento è l’Autorità Palestinese, non certo Israele” afferma un comunicato del governo Netanyahu. Intanto l'influente senatore americano John Lieberman (espressione della potente lobby sionista statunitense), in una conferenza stampa realizzata a Gerusalemme si è detto certo che il Congresso impedirà ogni tentativo della Casa Bianca di premere su Israele con l'arma degli aiuti. Le garanzie in oggetto sono quelle che furono concesse dagli Stati Uniti nei primi anni Novanta dall'amministrazione del presidente George Bush padre per facilitare a Israele la raccolta di prestiti a tassi agevolati sui mercati dei capitali, fino a un importo di 10 miliardi di dollari. Lo scopo era di finanziare l'assorbimento e l’integrazione di circa un milione di ebrei (e presunti tali) giunti dai Paesi della disciolta Unione Sovietica. Secondo la stampa israeliana, il mantenimento di queste garanzie ha oggi un valore soprattutto simbolico. La loro sospensione sarebbe però vista nel mondo come un chiaro segnale di impazienza da parte statunitense, che avrebbe negative ripercussioni politiche internazionali per Israele.

Da parte sua il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu ha dato ieri il via libera ai piani per la costruzione di una nuova barriera, un muro da realizzare lungo il confine con l'Egitto per impedire l'ingresso ai migranti clandestini provenienti dall'Africa. ''Ho preso la decisione di chiudere la frontiera meridionale agli infiltrati e ai terroristi. Si tratta di una decisione strategica per garantire il carattere democratico ed ebraico di Israele'', ha detto Netanyahu in un comunicato. Nel 2009 decine di immigrati per lo più africani, compresi donne e minori, sono stati uccisi a colpi di arma da fuoco dalle guardie di frontiera egiziane che proteggono il confine di Israele dalle infiltrazioni dell’immigrazione dal Corno d’Africa.

 

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